Video Reportage
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di Simone Piazzesi
06 maggio 2010
Ci sono parole che i media hanno portato a considerare buone in sé, come dei totem da adorare a prescindere: “sviluppo”, “crescita”, “ricchezza”, “lavoro”, “progresso”. In realtà dobbiamo chiederci a quale prezzo il mondo occidentale persegue questi “ideali” e, soprattutto, per quanto ancora il nostro bel pianeta blu potrà sopportare certi ritmi di sfruttamento e di crescita. Perché per gli economisti la crescita è infinita e non deve conoscere soste, deve proseguire sempre di più, a ritmi sempre più alti. Questo è impossibile, è un'utopia, sia per la logica che per la scienza ma nessuno ce lo fa notare.
Ecco che allora l'economista e filosofo francese Serge Latouche sta proponendo da anni un concetto che ci permetta di riprenderci in mano la nostra vita e di ridare fiato all'ecosistema-mondo che, continuando a questi ritmi, è destinato a collassare inevitabilmente. La “decrescita”, felice o serena a seconda dei saggi in cui è trattata, non vuol dire tornare all'età della pietra (come in malafede accusano i suoi detrattori) ma semplicemente cominciare a vivere serenamente, con nuove abitudini, magari più frugali ma che restituiscano il piacere di vivere, per tutti, non solo per quell'elite privilegiata che abita nei paesi sviluppati a fronte di miliardi di disperati. Ci hanno “colonizzato l'immaginario” facendoci credere che l'unico stile di vita possibile è quello americano-occidentale (Giappone e Australia compresa), ma non è così.

Serge Latouche è intervenuto il 4 maggio scorso al teatro Bolognini di Pistoia nell'ambito del ciclo “Riflessioni sul presente”. La serata era intitolata “La decrescita come soluzione alla crisi”. Di seguito il vide-reportage in esclusiva per Lo Snodo.


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