"Samizdat" Comunicazione e Sviluppo Sostenibile
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12 giugno 2010

Giovedì 10 maggio, presso il circolo Parco Verde di Olmi, si è tenuta la prima Tappa della carovana dell’acqua, organizzata da Arci, Legambiente, Prociv-Arci e dal comitato referendario acqua Toscana.  Da tempo vengono raccolte firme per proporre tre referendum abrogativi delle attuali disposizioni di legge, che permettono un forte intervento privato nella gestione dei servizi idrici

 

Stavo pensando, mentre venivo qua, al famoso ciclo dell’acqua, una delle cose che venivano dette alle scuole elementari. L’acqua subisce vari processi, tutti naturali, si rinnova, in un ciclo che lascia costante la massa d’acqua che vi è coinvolta.  Una idea piacevole, che dava una sensazione di libertà. Oggi sembra essere cambiato qualcosa. Si parla della mancanza d’acqua, del suo controllo.

 

Io te ne parlo personalmente. All’interno della mia associazione è da molto tempo che mi occupo di solidarietà internazionale. Io, con altri, abbiamo da tempo un progetto attivo nelle filippine riguardante l’acqua. Un progetto per portare in un’isola delle Filippine, chiamata Mindanao, l’acqua, attraverso tubature, che queste persone non possono più avere nel proprio villaggio.

Per motivi legati all’approvvigionamento hanno dovuto fornirsene. Nei villaggi atavici, in un certo senso, l’acqua era facilmente reperibile. Cosa è successo? Che le fonti d’acqua a cui attingevano sono state o inquinate, o captate da industrie che lavorano il legno, e che ne avevano bisogno per i propri processi industriali. Ciò ha incrementato la mortalità infantile fino al 250 per mille, un bambino su quattro moriva.  Grazie anche al nostro lavoro, è scesa al 125 per mille, sempre altissima… in questo modo hanno però diminuito uno dei loro più gravi problemi

 

La possibilità di attingere all’acqua… Bere innanzitutto, cucinare, lavarsi è di estrema importanza.

 

Fare un paragone con i  Manobo e la nostra comunità è ardito e ha poco senso, ma devo dire che quando per la prima volta sono venuti qua, usciti dalla valle di Aracan, accortisi di quanto facilmente noi avessimo accesso all’acqua, si sono sorpresi degli sprechi che ne facevamo. Vedermi rispecchiato negli occhi di queste persone fu per me una cosa molto educativa, e mi fece prendere atto della nostra situazione di enorme privilegio. Chi come me ha avuto la fortuna di poter girare il mondo e visitarlo, si è reso conto che la maggior parte delle persone non ha la fortuna di avere un posto in casa, in cui girando semplicemente una manopola, si possa bere. Capisce che questo è un patrimonio gigantesco da difendere in tutte le maniere, anche nel suo essere un bene pubblico e non soggetto a business.

Da molti anni non compro più bottiglie in plastica, visto che gli acquedotti della città dove vivo me lo permettono, e ci sono tante persone che non hanno questo privilegio

 

Ogni europeo usa più di 200 litri d’acqua. Un affare colossale, penso sia preoccupante un cambio di prospettiva ideale. Come tentate di agire  sulla opinione comune?

 

Dobbiamo agire sui luoghi comuni. Smentire per esempio che “ privato è bello, fa spendere meno, ed è uno strumento con il quale le cose andranno meglio”. Ora, francamente, noi che abbiamo la sanità pubblica in Toscana, confrontandola con altri posti dove è privata… chi ha fatto esperienza di altri luoghi, dove la privatizzazione di certi servizi è effettiva, non dovrebbe farsi incantare, ma non è così…

 

I costi sono lievitati enormemente…

 

Non solo, ma francamente i miglioramenti del servizio non ci sono stati. Lasciando stare luoghi dove ci sono problematicità come la calibrazione errata delle condotte, o la non proporzionalità fra l’accesso all’acqua e la popolazione, sappiamo bene che non è tramite la privatizzazione che si possano risolvere questi problemi.

In un contesto di crisi economica, collassati tutti i sistemi di produzione, tutto diventa merce. Si attinge a quelle risorse prima considerate pubbliche e si tenta di farle diventare merce di scambio come tutte le altre.

In sostanza questo: smentire che il privato funzioni meglio, visto che non ce ne sono evidenze. Dobbiamo rifiutare che si faccia business su l’acqua, elemento su cui è saggio andare in pareggio, senza utili. Lì dove ci sono,  vengano usati per migliorare gli impianti. Le istituzioni devono fare più campagne sulla sensibilizzazione a questo elemento. In effetti l’esempio che facevi su quando eri piccino, il ciclo dell’acqua che ho fatto pure io, è fondamentale, perché le persone si rendano conto, che specie in un clima come il nostro, nel decorrere della climatologia verso situazioni più complesse, risparmiare l’acqua è un obbligo. Premere il pulsante perché le cacche vadano via dal wc, o lavare il piatto sotto l’acqua del rubinetto, dobbiamo renderci conto, è un piccolo privilegio,

 

Se ci fosse questa coscienza dell’importanza dell’acqua, si sarebbe arrivati comunque al punto di pensare di privatizzarla?

 

No, anche una maggiore coscienza non avrebbe permesso di non arrivare a questo.. perché si tratta di pirateria da parte di settori economici, che tentano di prendere un bene comune. Non tutti sono uguali. Alcune situazioni sono meno gravi di altre, e non vi si può parlare di vera pirateria economica, in altri posti si.  L’Arci ha deciso di vedere posto per posto.

Noi dobbiamo presidiare, rendendoci conto che abbiamo avversari in campi molto importanti.

 

Un esempio di territorio dove è possibile assistere a  vera pirateria delle risorse?

 

In Toscana avrei qualche difficoltà… Per quanto riguarda l’acquedotto romano invece no. Nel sistema romano ci sono partecipazioni di grosse holding straniere, francesi, che portano vantaggi a sistemi economici del tutto privati. Si tratta, francamente, della sottrazione di un bene pubblico, fatto tramite la complicità di amministratori non abbastanza sensibili. Non sempre amministratori  malevoli… Forse ideologicamente convinti che il privato sia migliore e possa aiutare nella gestione della cosa pubblica.

 

La battaglia sarà vinta, ma se non succedesse, quale sarebbe lo scenario da qui a  un anno ?

 

No… la non possibilità a questo punto la prendo in considerazione con difficoltà. Le cose stanno andando bene, poi il referendum va fatto, va raggiunto il quorum… Sono stato al contempo felice e preoccupato dei messaggi positivi che venivano al momento in cui si disse che erano state raggiunte cinquecentomila firme, neanche esattamente vero, perché erano stati diffusi bollettini per cinquecentomila firme… Bisogna stare molto attenti, presidiare con attenzione, sincerarsi che la quantità di firme sia raggiunta, e sono sicuro che in poco tempo sarà raggiunta… Dobbiamo raccogliere quante più firme possiamo, poi dovrà essere fatta una mobilitazione forte. Se questa sia una pietra tombale sulle mire di  intraprendere questo tipo di mercato, da parte di certe realtà, lo  vedremo. Ma sono sicuro che una vittoria referendaria, ma anche  una raccolta di firme così rapida sarà e sia un segnale forte e scoraggiante per costoro. Ho questa speranza.

 

Comunque un prodotto molto appetito, l’acqua, in quanto  finito, con scarse “lavorazioni”

 

Non solo finito, ma essenziale, oltre al fatto che in certi quadranti geografici, non si pensa più a prendere l’acqua in bottiglia, ma direttamente dall’acquedotto.

 

Vuoi parlarmi di qualcosa che forse non abbiamo affrontato, fare un’ultima dichiarazione?

 

Questo argomento coinvolge tante sensibilità, una quantità di enti enorme, con tanti distinguo, diversità di approcci, ma il fatto che la cosa sia così sentita è in un breve tempo…

 

Parli di tanti distinguo

 

Ci sono sensibilità diverse, forze politiche che si sono divise, che hanno fatto un proprio percorso di raccolta di firme, o che hanno usato diverse modalità di approccio

 

Meglio così, perché per certi versi dimostra la ricchezza della società civile organizzata, e quindi questa è senz’altro una ricchezza… Ognuno declina questo impegno nella maniera che gli si adatta di più e forse… Lasciamo stare i  forse… sono sicuro sia meglio così

 

Non contano così tanto questi distinguo allora.

 

No… no… vista l’importanza no, vista l’importanza dell’obbiettivo finale…

 

Eppure qualcosa sembrerebbe esserci, ma se non ne vuoi parlare va bene.

 

Un po’ dispiaciuto dal fatto che l’Italia dei valori… capisco che giustamente e legittimamente alcune forze politiche cerchino di sollecitare la propria base su temi identitari. Mi compiaccio anzi che diventi un tema identitario anche dell’ idv

 

Ma si può dividere il tema dell’acqua? Se ne può ricavare parte di  una identità esclusiva, quando deve essere identità di tutti?

 

Io non mi sono mai dispiaciuto di vedere banchetti differenziati a giro… l’importanza è che… (L’Italia Dei Valori ha proposto un proprio referendum sull’acqua, molto simile a quello già comune a cui hanno aderito le altre sigle, e altri due, “nucleare” e legittimo “impedimento”. Sta quindi raccogliendo con i propri banchini le firme per i propri referendum e in certi casi anche quelli comuni,   ndr )

 

Non poteva confondere una appartenenza politica?

 

No… francamente non credo

 

Ma quando hai visto come si svolgeva il tutto, banchini differenti… eri soddisfatto?

 

Soddisfatto è una parola grossa, ma sono felice che questa battaglia abbia avuto una larga partecipazione, non è scontato che tante sigle vi aderiscano, che questo sia stato fatto un argomento proprio da parte di tanti.

 

Ti ringrazio tantissimo della tua disponibilità. Un’ultima dichiarazione?

 

Non facciamo abbassare l’attenzione, l’Arci ha fatto una bella scelta, che io trovo bella, e cioè partecipare ai comitati senza un proprio protagonismo. Noi distribuiamo e abbiamo attaccato manifesti senza il logo dell’Arci. Si tratta di una assunzione di responsabilità, in un contesto collettivo di differenze, che ci ha dato comunque modo di mobilitare la nostra base su un argomento di grande sensibilità.

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