L'Editoriale
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di Sauro Sardi
29 luglio 2010
''Si è spento il sole nel mio cuore per te…'' e chi non se la ricorda? Certo, chi non l’ha mai sentita, mai ballata, suonata, non sa di che sole parliamo. Meglio così, perché il sole che ci interessa è sempre acceso, gira, brucia. Quanto costa tenerlo caldo? Niente, anzi, tutti abbiamo capito che con qualche piccolo accorgimento ci possiamo infilare la spina della lavatrice, del ferro da stiro, del cellulare, del… tutto.  È proprio vero, amiamo le cose che ci costano care e buttiamo in fondo al baule quelle avute per niente, ce le avesse date anche il Padreterno. Questo per dire che l’Italia, per produrre energia elettrica,  spenderà una valanga di soldi nuovi in cambio di una tecnologia nucleare vecchia. Diciamo, vintage,. E dunque, visto che nemmeno gli impianti di quarta generazione riusciranno mai a guadagnarsi cuello che costano, Di quale generazione sarà il nostro? Ma di terza, si capisce. A matematica ero un ciuco ma per capire dove siamo finiti mi basta fare ''merda più merda''. Nel mondo ci sono attualmente 480 centrali nucleari che producono il 6 per cento dell’energia globale consumata, se non ho sbagliato a leggere – con poche palate di vento e qualche raggio di sole abbiamo già superato quella merda di 6 per cento, e senza produrre un grammo di scorie. Ma allora, la Francia? 78 centrali nucleari, pari al 70 per cento dell’energia (elettrica)consumata , un bel guadagno, no? Sì, ma pare che una quota delle spese di gestione venga occultata nel bilancio delle spese militari. (sempre se non ho sbagliato a leggere) comunque non leggo solo quello che mi piace ma quello che trovo. Secondo me, il nucleare conviene solo a chi lo vende e a chi lo paga con soldi che non sono suoi.  Se pure fossimo in grado di investire  le risorse necessarie per raggiungere un “ragguardevole” 10 per cento di energia derivata dal nucleare, a quel punto saremo già nell’anno 2030 e il prezzo dell’uranio sarà così proibitivo che dovremo armarci ed armarci bene, per andare a prenderlo come ora andiamo a prenderci il petrolio: a suon di cannonate o “guerre preventive”… fanculo anche all’uranio. Può essere, che la mia opinione sia quella di un iscritto al partito del “no”, un frustrato che dovrebbe parlare più di calcio e meno di politica, uno che non sa niente di gironi d’andata e di ritorno, uno che conserva ancora le figurine di Gagarin, Guevara, Ho Chi Min, Ivan Della Mea, Berlinguer, e ora? Ora niente, aspetto, come chi aspettava Bartali in cima ai Pirenei. Aspetto, vi pare poco, in confronto a chi non si aspetta più niente, a chi sputa sempre la solita pallina di cerume: “tanto siamo tutti uguali, tutti marci”. No, amico mio, non siamo tutti marci e di gente sana è pieno il mondo, gente che aspetta, che ha una fede, una speranza. Il mondo è pieno di cose da fare, figli da crescere, borracce da portare in cima ai Pirenei, borracce piene d’acqua fresca, rigeneratrice. A proposito d’acqua, il ciclista che aspetto io ha già vinto il giro della Puglia, e il vostro? Non importa, basta fare squadra, ritrovarsi, la frustrazione sta nel fatto che ci siamo smarriti dopo tanta strada, non abbiamo più una bandiera da portare tutti insieme. Ecco, questo sì ormai è diventato insopportabile.
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