Il paese ha smarrito le sue radici?
Dalla Radicifil, alla Mas alla Repower. Un Pip irrisolto. I freni allo sviluppo. L’amputazione dell’Asse dei vivai.

Come i suoi abitanti sanno bene, Bottegone è una realtà tutta particolare. Si tratta d’altronde di uno dei contesti più variegati e complessi dell’intero nostro territorio. Un contesto che ha vissuto e, spesso, subìto trasformazioni repentine e non sempre fauste. La periferia sud est della città, quel cuscinetto chiuso tra almeno tre comuni, carico del verde e del nero dei vivai e prontissimo – nato pronto, fin quasi a morirci – ad accogliere un nuovo imbocco autostradale. Si tratta, questo senza dubbio, di una zona ricca di storia, che ha visto tra le proprie fila politici e personaggi importanti. Ne citiamo uno soltanto: il compianto Francesco Toni (ex sindaco di Pistoia).

Un’area perfettamente divisa a metà, su più livelli: fisicamente, dalla sempre troppo stretta via Fiorentina. Politicamente, secondo lo stesso criterio geografico, in un dopoguerra di costante rincorsa tra PCI e DC, intorno alla soglia del 40% lungo le tante tornate elettorali. Una storia interessante e densa, tanto da rendere due luoghi come la Casa del Popolo (Arci) e La Capannina (Mcl) due veri e propri simboli di un’alta scuola di confronto politico come oggi non se ne vedono più.
Se alcuni retaggi di queste radici così salde sono ancora visibili e presenti, è innegabile che il volto della zona sia cambiato: sono cambiati e cresciuti i suoi abitanti, ne sono cambiate le configurazioni sociali, economiche e di sviluppo. Non è, però, cambiata la percezione che la città ha dell’area.

Proviamo però a andare per ordine, cominciando da un tessuto economico guidato principalmente dalla vasta presenza di Vivai, di variabili dimensioni, che si innestano nei centri abitati quasi senza soluzione di continuità. Eccettuate queste attività e il nucleo di piccolissime imprese presenti nel centro, la grande maggioranza degli abitanti della zona ha ormai un luogo di lavoro – quando il lavoro lo hanno – diverso da quello di residenza. Ancor più da quando le due aziende più importanti del territorio – Radicifil, Mas – hanno chiuso i battenti con storie diverse e simili, che hanno lasciato lunghi strascichi. L’attenzione su questi temi, sempre tenuta viva dagli ex lavoratori per molto tempo instancabili, non sempre è comunque stata adeguata. Come in molti altri casi.
Due episodi, peraltro, per motivi diversi legati da un sottile filo che porta la targa della difesa dell’ambiente in un’area che su questo argomento potrebbe essere oggetto di un vastissimo studio. La Radificil per le lunghe peripezie legate alla potenziale offerta di rilancio da parte dell’azienda Repower, che solo pochi mesi fa ha trovato risoluzione in un rifiuto da parte dell’amministrazione comunale.

Un progetto legato a una centrale a metano, quello di Repower poi giudicato inadeguato, che secondo molti cittadini avrebbe messo in pericolo la già debilitata condizione ambientale dell’area, nonostante la promessa di massime garanzie e, soprattutto, di un potenziale rilancio del tessuto economico di Pistoia est.
Un’avversione che ha spaccato di netto l’opinione pubblica anche per la presenza di attivi Comitati di Cittadini (nella foto in aalto una delle assemblee degli anni scorsi, ndr), proprio gli stessi nati ormai una decade dopo lo scoppio di un reattore chimico di Mas, ottobre 1994.

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Resta una desertificazione di attività produttive ampie, capaci di dare lavoro e, soprattutto, di rendere Bottegone un polo di attrattività industriale come era stato pensato.
Il collegamento ovvio e naturale è quello relativo all’area Pip, la zona costruita dall’azienda Vespignani – ne sono note le vicissitudini recenti – attraverso la cui realizzazione ci si riprometteva di ottenere ampi insediamenti produttivi e direzionali, da progetto.
La triste realtà, a qualche anno dall’avvio dei lavori, è una distesa di sterpaglie e pezzi fatiscenti di costruzioni e strumentazioni, tanto che non meravigliano le notizie, nel tempo susseguitesi, di atti vandalici, abitazioni abusive e addirittura piantagioni di marijuana, a pochi metri dal centro abitato.
Con pochi uffici e un paio di aziende (Marr, Valentina’s) chiuse in mezzo al degrado e all’attesa, l’area Pip è un investimento bloccato che non solo mantiene intatte le problematiche del territorio, ma anche le peggiora di giorno in giorno, teatro com’è di vandalismi o di azioni di piccola delinquenza.

Le poche possibilità di intervento da parte delle istituzioni e, forse, lo scarso interesse da parte della città, la rendono una delle peggiori situazioni presenti sul territorio, come ricordato anche da ReportPistoia poche settimane fa. Una situazione rispetto alla quale la risposta forte che ci si poteva aspettare è stata sostituita da una flebile indignazione. Non c’è niente di peggio dell’abitudine al peggio, si direbbe.
D’altronde, gli abitanti di Bottegone sono ormai quasi abituati a quella propria “Area 51” di inerzia.

Chiarezza e presenza, qui, sarebbero davvero fondamentali: se tanti sono i lacci che imbrigliano lo sviluppo di questa zona, ciò che davvero non dovrebbe mancare è la sicurezza. Il controllo, una maggior presenza che faccia sì, quanto meno, che un bambino che di domenica si ritrovi a percorrere in bicicletta il pezzo di pista ciclabile presente nella zona, non rischi, cadendo, di ferirsi con una siringa usata.

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L’area non è comunque solo una città fantasma, ma anche essa stessa una delle cause della sfortunata viabilità dell’intera zona. Non si tratta soltanto di una via Fiorentina di difficilissima gestione, perennemente in dissesto e da tempo in attesa di autovelox che, soprattutto in centro di paese, evitino lo sfrecciare delle automobili con costante pericolo di incidenti.
Si tratta di una vera e propria congestione sul centro del paese, le cui vie di uscita sono ad oggi di quasi impossibile risoluzione. La possibilità di alleggerire il carico della via Fiorentina si scontra infatti con le scelte infauste compiute in passato o con gli impedimenti oggettivi che altre scelte hanno incontrato.

Si parte dal noto “asse dei vivai”, che trova proprio nell’area Pip il proprio imbocco e la cui inaugurazione risale al 2008, e che oggi va miseramente a concludersi in una redola di campagna, con la speranza un giorno di poter effettivamente servire per l’imbocco di un raccordo autostradale.
Si arriva dalla parte opposta, passando per il paese e davanti all’istituto scolastico “M.L.King”, a una nuova chiusura che costringe a immettersi nuovamente sulla Fiorentina, con ingorghi costanti, non certo aiutati dalla qualità dei mezzi che, in una zona vivaistica, si trovano a passare.