Dal rischio di esondazioni al diffuso senso di abbandono. Buoni esempi di integrazione dei migranti, ma scarsa attenzione alle piccole-grandi cose che qui servirebbero.

Nella prima parte del nostro viaggio nella “periferie” pistoiesi, avevamo cominciato ad analizzare alcune delle più sentite problematiche presenti nella zona est del capoluogo pistoiese, a Bottegone.
Rispetto a quanto già delineato per la parte centrale della frazione, non va meglio, spostandosi, nelle aree lungo il fiume Ombrone, dove le strade già strette risentono anche dell’urbanizzazione selvaggia risalente ormai a molti anni fa.

Un salto insostenibile nel numero delle abitazioni e dei relativi abitanti, con la piccola dimenticanza dei posti auto che arrivano ad essere del tutto assenti nella pur popolata frazione di Cason’ dei Giacomelli.
Ombrone che tra l’altro continua a fagocitare pezzi interi di terreno e presentare piccole esondazioni sempre più frequenti, fino a minacciare le stesse costruzioni e i suoi abitanti in termini diretti, come succede ormai costantemente. Motivo per il quale, qui sì, sono stati spesi fondi ingenti per la messa in sicurezza del fiume proprio negli ultimi mesi estivi, profittando della secca, e anche nelle più recenti settimane. Forse non basteranno, ma si tratta di un passo già rilevante nel grande tema della messa in sicurezza del territorio.

Solo poche centinaia di metri per trovare le case popolari, con i problemi di tutte le case popolari. Purtroppo il senso di abbandono, anche in questo caso, è ben riscontrabile nella voce degli abitanti che chiedono interventi, talvolta relativamente piccoli ma almeno sufficienti a garantire una situazione pienamente vivibile.
Quello dell’assegnazione e più in generale della gestione degli alloggi comunali è un tema ampio, che indubbiamente non colpisce soltanto la zona est della città e sicuramente non colpisce soltanto questa, di città. E’ evidente però, anche a una prima semplice passeggiata, che le centinaia di persone che abitano – più o meno dignitosamente – quelle strutture, vivono ogni giorno disagi notevoli e vedono con i propri occhi disparità e insufficienze che ancora il sistema SPES e quello dei servizi sociali più in generale non sanno colmare.
E’, purtroppo, cosa nota e non è questione di pregiudizio: il rischio, in casi come questi, non è certo solo quello di un degrado estetico. Si tratta di un abbassamento, evidentemente riscontrabile, della qualità della vita, dei rapporti sociali e anche semplicemente del quieto vivere dell’intera zona.
Una zona che, tra l’altro, ha saputo anche dare ottimi esempi di solidarietà e capacità di convivenza fruttuosa. Qui infatti molti significativi innesti, tra i primi, di famiglie albanesi e rumene che in molti casi hanno saputo ben integrarsi e stabilirsi con riscontri utili e positivi. Un piccolo laboratorio di civismo di rilevanza affatto banale.

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L’immigrazione cui abbiamo fatto riferimento, la nuova presenza delle case popolari, hanno contribuito a una crescita demografica che fa di Bottegone una delle zone più popolose dell’intero Comune. Un numero di abitanti che, ad esempio oltre il Serravalle, sarebbe sufficiente a costituire un Comune a sé stante.
E’ su questo che si dovrebbe riflettere più spesso quando si pensa a un’area come quella di Bottegone. In particolare quando ci si rende conto di quanto questa area sia stata nel tempo poco considerata.

La sensazione di indifferenza che larga parte anche della cittadinanza pistoiese nutre per l’area, si scontra con le migliaia di volti che la abitano ogni giorno, in un contesto complesso e carico di problematiche accumulate nel tempo e mai risolte. Talvolta peggiorate.
La profonda e indelebile sensazione di una diffusa rassegnazione al peggio, o almeno allo stato presente, si radica sempre di più nel vivere quotidiano dei cittadini e, forse contribuisce a esserne catena.
D’altronde, parlando con i cittadini stessi, ci si rende conto di quanto le richieste non volino oltre limiti invalicabili, ma si limitino molto spesso alle più elementari necessità e a una semplice riappropriazione di un ruolo, di una attenzione fosse anche per gli interventi minimi.
La lista delle problematiche qui affrontate, di certo non completa ma soltanto esemplificativa, denota le molteplici necessità, ognuna già di per sé complicata, che coesistono nella vita quotidiana di migliaia di persone e dei loro figli.

Non vuol dire, questo, che su Bottegone non siano stati mai fatti interventi. Vuol dire però che lo sforzo, in questi tempi sempre più complicato e ostacolato, per una parità effettiva tra l’interesse per le periferie e le aree entro le mura, ha necessità di un riscontro ancora più ampio perché parte da più lontano. Per la precisione, dal più profondo. Serve un focus ampio e specifico che lasci acquisire nuova fiducia a chi, dopo aver visto passarsi addosso per anni peggioramenti, riesce a malapena a riconoscere un miglioramento nella città attorno a sé.
Uno sforzo che dovrebbe giungere dalla città nella propria interezza, nella consapevolezza che ogni parte è fondamentale per il tutto.
Non è filosofia. Si tratta del futuro di una città e di persone in carne e ossa.

 

[Credits foto: ArchitettiPistoia]