Lista disordinata, affettiva e non esaustiva, di librerie “in viaggio”: luoghi per cui sono passata o che mi sono trovata a frequentare, con più o meno assiduità, negli anni.

Foyles, 113-119 Charing Cross Road, London.
Cinque piani nel West End di Londra, la più grande al mondo per estensione scaffale. Non ho ancora visitato la nuova libreria, inaugurata nell’estate del 2014, ma della vecchia ho molti ricordi, legati alla mia vita londinese. Più di un fine settimana è terminato a sedere davanti allo scaffale “Poetry” o “Mythology and Folklore”, grazie al quale ho iniziato la collezione dei dodici Fairy Books colorati di Andrew Lang. Oppure al Café, che dà proprio sulla Charing Cross dei libri e degli strumenti musicali, grazie alle grandi finestre, a finire di scrivere al computer o continuando la lettura, con un tè chai accanto.

Borribooks, Stazione Termini, Roma.
Roma è una città con cui non è mai scattato l’amore, nonostante la  sua innegabile bellezza. Raramente ci vado per puro piacere, più spesso per eventi letterari o ricerche, ritagliandomi se posso un po’ di tempo per andare in giro. Come un rito quando arrivo il primo posto dove mi fermo è questa libreria, proprio dentro la stazione. Un modo per farmi coraggio e appesantire la borsa di “compagni”.

La Cité Libreria Caffè, Borgo San Frediano, 20 rosso, Firenze.
Caffè letterario, pub, libreria d’Oltrarno animata da presentazioni, letture, incontri, musica – ritrovo degli scrittori fiorentini. Uno dei luoghi dove finisco spesso a presentare libri miei o d’altri e a salutare qualche amico. Uno di quei posti che fa pensare che le comunità urbane di scrittori/lettori esistono e resistono perfino fuori dal mondo virtuale.

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Akademibokhandeln, Mäster Samuelsgatan 28, Stockholm.
Forse la libreria più grande di Stoccolma, accanto a un Wayne Café molto trafficato. Nel gennaio 2013 per dieci giorni di lavoro mi ci sono fermata un paio di volte. Cercavo una versione originale del Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson di Selma Lagerlöf, ma ho scoperto che si trova con difficoltà. Alla fine, contando su uno svedese meno che basilare, ho ripiegato su un libro di poesia di Tomas Tranströemer.

Shakespeare & Co, 37 Rue de la Bûcherie, Paris.
Questa libreria quasi centenaria, protetta da Shakespeare e Walt Whitman a breve distanza dalla Senna, è uno scrigno di libri in lingua inglese e un simbolo. Un luogo dei viaggiatori, che sanno bene quanto una pagina può portare molto più lontano di ogni mezzo di locomozione, di chi ha sempre associato libri e vita bohemienne, innamorandosi delle storie, dei testi e delle poesie come di coloro che le hanno scritte. Ci finii la prima volta nell’estate del 1997 – George Whitman, il proprietario ottuagenario di origine americana, viveva sopra la libreria, in un appartamento a cui si arrivava percorrendo scale e scavalcando libri di ogni genere. Mi mostrò alcuni volumi illustrati dell’ottocento, altri autografi, parlò della sua amicizia con Ginsberg. Comprai le poesie per bambini di Stevenson, A child’s garden of verses, in edizione economica. “A very good choice for a travel”, mi disse George. Del resto Stevenson “Tusitala” (narratore di storie, così lo chiamavano i samoani) fu un grande viaggiatore per isole e regni immaginari. Oggi la libreria è gestita dalla figlia di George.

Owl Bookshop, 209 Kentish Town Road, London.
Libreria indipendente nel nord di Londra, non lontana da Camden Town. Bel reparto di libri per l’infanzia. Ci ho comprato la mia copia dello Hobbit di Tolkien con i disegni dell’autore, di cui ho scritto qualcosa qui. Impossibile uscire senza aver preso anche la borsa di tela con il gufo verde stampato sopra.