Correva l’anno 1989.

La Nintendo commercializzava il primo GameBoy, il pentapartito varava il sesto governo Andreotti e, intanto, nel Muro di Berlino si aprivano crepe sempre più profonde.
Di lì a pochi mesi avremmo assistito al tramonto di un mondo e di un secolo (breve).
Proprio quell’anno, a Pistoia, il “Blues” festeggiava i primi dieci anni di vita e, in una delle edizioni più riuscite della sua storia, ricordava anche i mitici “tre giorni di pace e musica rock” di Woodstock, emblema vent’anni prima di un’epoca di piccole e grandi “rivoluzioni”.

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L’ARCI, durante tutti gli anni ‘80, si era fatta promotrice a livello nazionale di importanti eventi musicali, ad esempio con Patti Smith e Lou Reed, che resero possibile la ripresa dei grandi concerti dopo la stagione del terrorismo e delle stragi.
L’Associazione, a Pistoia, si confermò fra i principali organizzatori del Festival (insieme al Comune di Pistoia e all’Associazione BluesIn), diventando protagonista della vera e propria rinascita di una manifestazione che, solo pochi anni prima, aveva dovuto concludersi anzitempo per problemi organizzativi ed economici.

“Creare aggregazione ovunque esprimiamo opinioni ed esprimere opinioni ovunque aggreghiamo”; era questo, d’altronde, il motto scelto dall’ARCI (allora ArciNova), in quel finire di anni ‘80. Uno slogan che diventava anche manifesto dell’impegno per la socialità, la libertà, l’arte, la condivisione di idee, cultura, felicità.

“È curioso – scriveva in quei giorni Ernesto Assante, firma musicale di punta di “Repubblica” – arrivare in Piazza del Duomo passando nelle piccole strade adiacenti, in una sorta di vero e proprio bazar nel quale decine di ragazzi vendono un po’ di tutto: dagli immancabili manifesti dedicati agli eroi del rock e del blues (e il segno dei tempi è che, accanto al classico Hendrix, ora c’è anche il poster degli U2), alle collanine, e magliette, bevande, orecchini, che fanno bella mostra su improvvisati banchetti o su grandi fazzolettoni appoggiati in terra.
È questo il popolo coloratissimo che ha animato per tre giorni Pistoia, organizzando improvvisate jam session nelle strade, dormendo dove capitava, ma senza dar fastidio a nessuno, tranquillamente disposto a godersi il grande blues che Pistoia ha offerto in un festival ben riuscito e mai noioso”.

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“Il Tirreno” – giovedì 29 giugno 1989

Già allora, infatti, le ragazze e i ragazzi del “popolo del Blues” arrivavano da ogni parte d’Italia, a volte d’Europa, per piantare le tende al parco di Monteoliveto, trasformato nei giorni del Festival in un grande campeggio “freak”.
E, a dispetto di tanti pregiudizi, le pagine delle cronache locali dell’epoca raccontano, attraverso le loro voci, una Pistoia città aperta, ospitale e, per i più, da scoprire nella bellezza, non immaginata, dei suoi scorci e del suo centro storico.

Sul palco, invece, per il Blues’In 1989, salirono Chuck Berry, Albert King, la Blues Brothers Band (riunitasi per la prima volta dal vivo dopo la morte di Belushi), Van Morrison, Zucchero e perfino un giovanissimo Alex Britti.
E poi, nella serata dedicata all’anniversario di Woodstock, fra richiami folk e citazioni musicali di Hendrix, Richie Havens, Jack Hammer, Rick Danko e Alvin Lee (fra i protagonisti, nel 1969, sul palco del grande raduno hippie).
“A Pistoia non eravamo in cinquecentomila – scrisse “Il Tirreno” – ma il cuore e l’animo son sempre quelli (di Woodstock) e le palpitazioni salgono alte quando ti trovi davanti ad una ‘lead-guitar’ pulsante e irrefrenabile come la sua”.

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“Il Tirreno” – mercoledì 28 giugno 1989

Insieme al successo musicale e di pubblico, in ogni caso, non mancarono ovviamente le polemiche, contorno irrinunciabile di ogni Festival.
E così fra le lamentele (preventive) dei commercianti, le lettere dei “benpensanti” pistoiesi a difesa del centro storico e un’imperdibile missiva delle “donne repubblicane” al Sindaco per fermare l’invasione del popolo del blues (questi giovani sono “tanti, sporchi e straccioni”), non mancarono i tentativi di fermare, cancellare o esiliare in periferia – lontano da Piazza del Duomo – la musica del “Blues”.

Sindaco di Pistoia, però, era allora Marcello Bucci.
“Nel 1980, – scriveva di lui Giuseppe Grattacaso su “Il Tirreno”, a conclusione del Festival – un po’ per caso un po’ perché ci credeva davvero, inventò la manifestazione (da Assessore comunale alla Cultura, ndr), attirandosi l’inevitabile ondata di critiche, innanzitutto dei commercianti che rabbrividirono all’ipotesi di invasione ‘freak’.
Dopo dieci anni, le polemiche non sono del tutto cessate, ma a lui non è passata la voglia di difendere certe scelte, né la passione per la musica”.

Il Blues, così, rimase al suo posto, sviluppando una simbiosi ogni anno più forte con la Piazza, la città e il centro, continuando a crescere, sull’onda della rinascita del decennale, per tutti gli anni a venire.
Con quella irripetibile alchimia di musica, colori, odori che, sempre più, abbiamo conosciuto come “spirito del Blues”. Quello spirito che ci auguriamo di riscoprire per le strade della città per tanti anni ancora a venire.

Nel video: Nick Becattini e Albert King, sul palco del Festival Blues domenica 2 luglio 1989