Il centro storico di Pistoia è molto piccolo. In un paio d’ore si può girare tranquillamente a piedi e si può perfino credere di aver visto tutto quel che c’è da vedere. Ma in realtà ci sono dei dettagli che sfuggono a una prima occhiata: soprattutto se l’occhiata non è rivolta “da sotto in su”.

La Galleria Vittorio Emanuele
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Si trova in quella che, fin dai suoi esordi giovanili come decumano, è probabilmente la strada più passeggiata di Pistoia: Via degli Orafi.
Ed è proprio a causa della sua ubicazione che, spesso e volentieri, i pistoiesi non fanno caso alla sua presenza: soffocata dalla scarsa ampiezza della strada, la Galleria Vittorio Emanuele si staglia verso l’alto, in un’evoluzione continua di ringhiere e vetrate in stile liberty.
Non è raro trovare cittadini che per anni hanno vissuto a Pistoia senza notare la Galleria; per altri, semplicemente, si tratta del vecchio Cinema Eden. E dire che alla sua realizzazione hanno contribuito alcuni tra i più importanti artisti pistoiesi del secolo scorso: delle pitture sul soffitto si occupò Casanova, delle opere lignee la ditta Paglianti, di quelle in ferro battuto la ditta Michelucci – e dello stesso Alfredo Michelucci sono i disegni delle decorazioni presenti sulla facciata.
Insomma, un piccolo gioiello al quale si rischia di non fare attenzione se non si guarda in su.

Il Globo

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“Troviamoci sul Globo”, “Vado a fare un giro sul Globo”… difficile trovare un pistoiese che chiami la piazza tra Via Cavour, Via Cino e Via Buozzi col suo nome: Piazza Gavinana.
Un po’ come accade con Piazza Treviso – che è semplicemente “la Barriera” – o Piazza Leonardo Da Vinci – “l’Arca”.
Ma c’è un motivo per il quale Piazza Gavinana ha preso questo soprannome: basta guardare in alto, all’angolo tra Via Buti e Via Cino, poco sopra la porta del Caffè del Globo, per notare quello che è per l’appunto un globo affiancato da due orsi.
Anzi, da due micchi, simbolo della città di Pistoia. Un tempo la sua funzione era strettamente legata alla programmazione del cinema Eden: i micchi battevano sul globo, facendone risuonare l’eco in tutta la piazza, quando il film stava per cominciare, quando s’interrompeva per l’intervallo e quando terminava. Anche oggi i due orsi, scandendo coi propri rintocchi le ore che passano, ci ricordano di alzare la testa verso il globo, di tanto in tanto.

L’Oratorio di Santa Maria Accettapoveri

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Insieme all’ospedaletto che fu costruito lì vicino, l’Oratorio di Santa Maria Accettapoveri occupava una posizione ideale per accogliere pellegrini, poveri, bisognosi.
Ci vuole un po’ di fortuna per accorgersi della sua presenza: oggi – come ricorda il cartello appeso fuori – è ridotto a magazzino. A distinguerlo dagli edifici adiacenti, in una delle strade che si diramano da Piazza Santo Spirito, c’è un piccolo affresco quattrocentesco posto sopra la porta – e, naturalmente, il cartello di cui sopra.

Abbi Pazienza

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In una città piena di strade dai nomi bizzarri, quella col nome più bizzarro è sicuramente lei: Via Abbi Pazienza.
La storia più famosa ci racconta che all’origine di questa denominazione ci fosse la famigerata lotta tra guelfi bianchi e guelfi neri: un guelfo nero, alleato della famiglia De’ Rossi – che proprio all’angolo di quella strada aveva il proprio palazzo – si sarebbe appostato nel buio, pronto a pugnalare l’avversario che, secondo una soffiata, sarebbe passato di lì. Se non che, dopo essere balzato addosso al malcapitato, si sarebbe accorto appena in tempo di aver aggredito non un nemico, ma un altro guelfo bianco: “Abbi pazienza…”.

In realtà c’è anche un’altra versione, sempre legata alla disputa tra guelfi bianchi e neri, e per scoprirla non dobbiamo far altro che guardare un po’ in su. Sulla facciata di Palazzo De’ Rossi che dà su Via Abbi Pazienza, infatti, si trova un’iscrizione nella roccia: un volto che pronuncia alcune parole, riportate all’interno di un fumetto. Quando i guelfi neri furono esiliati e costretti a lasciare la città, infatti, decisero di lasciare quattro messaggi sui quattro angoli del Palazzo dei loro più potenti esponenti, a mo’ di consolazione: “L’omo si muta” / “Perché?” / “Per lo meglio”. L’ultima frase è affidata proprio al fumetto della nostra strada: “Abbi pacienza”.