A quasi trent’anni dal numero uno, comincia il nuovo corso dell’indagatore dell’incubo; cosa possiamo aspettarci da questo Dylan Dog 2.0?

Il 26 settembre del 1986 è una data che forse a molti non dirà nulla. Per tutti gli appassionati di fumetti invece, quel lontano giorno di tanti anni or sono rappresenta una data fondamentale nel panorama italiano di quella che da molti è definita “letteratura disegnata”. Fa infatti la propria comparsa in tutte le edicole italiane Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo.

Per chi non lo conoscesse, Dylan Dog vive e lavora a Londra dove, per la “modica” cifra di 100 sterline al giorno più le spese, indaga su ogni sorta di caso collegato al mondo del paranormale: vampiri, licantropi, zombi, demoni e molto altro. Definirlo però solo un fumetto horror, è uno dei più grandi errori che si possano commettere. Molto spesso infatti, la caccia al mostro di turno non è altro che una scusa per riflettere su argomenti purtroppo estremamente reali. Si perché nel corso degli anni, Dylan Dog ha indagato su ogni sorta di incubo, reale e non. La violenza, la povertà, l’emarginazione e il razzismo, sono solo alcuni dei delicatissimi argomenti affrontati ogni mese dal nostro eroe.

Questo è stato forse uno degli elementi che più di tutti ha contribuito al grandissimo successo del personaggio ideato da Tiziano Sclavi. L’idea che in realtà l’essere umano non abbia bisogno di demoni o affini per compiere le numerose atrocità di cui si rende protagonista, perché “è bravissimo a far tutto da solo”. Il tutto accompagnato da una vena di romanticismo che porta il nostro Dylan ad innamorarsi quasi sempre delle proprie clienti, per poi essere puntualmente scaricato.

Il successo editoriale di Dylan Dog, rappresenta ancora oggi l’ultimo grande boom per un fumetto italiano di massa. Di massa, ma allo stesso tempo d’autore, grazie anche alle numerosissime citazioni cinematografiche e letterarie presenti sin dai primi numeri. Durante la metà degli anni ’90 il fenomeno raggiunge il proprio apice, con una strategia di marketing che spazia tra i prodotti più disparati. Magliette, tazze, orologi e molto altro, i gadget sull’indagatore dell’incubo sono praticamente ovunque e ancora oggi vengono conservati dai veri fan come preziosissimi cimeli.

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Negli anni successivi Dylan Dog continua a mietere numerosi successi e a ricevere premi e il giocattolo sembra non potersi rompere mai. Ma le difficoltà sono sempre dietro l’angolo e, negli ultimi anni la situazione comincia a peggiorare. Il fisiologico calo del fenomeno, unito ad un lento ma inesorabile abbassamento di livello delle storie pubblicate, allontana molti fan, che si sentono traditi dalla deriva presa dal personaggio. Storie monotone, ripetitive e spesso incomprensibili, comportano un tracollo verticale anche nelle vendite. A questo punto il “papà” di Dylan, Tiziano Sclavi, decide che è il momento di passare la mano e di affidare la propria creatura al giovane fumettista e sceneggiatore Roberto Recchioni.

Questo passaggio di consegne avviene esattamente lo scorso anno quando, nel maggio del 2013, Roberto Recchioni diventa il nuovo curatore della serie. Le aspettative sono da subito molto alte, anche per le novità annunciate da Recchioni che stravolgeranno il mondo di Dylan Dog dalle fondamenta. Un nuovo approccio con la tecnologia, la tanto sognata pensione finalmente ottenuta da Bloch, ispettore di Scotland Yard e mentore di Dylan, sono solo alcuni dei cambiamenti in corso.

La metamorfosi vera e propria però, è iniziata solo da 2 mesi quando, con il numero 337 della serie, arriva finalmente in edicola quello che molti hanno definito come il Dylan 2.0.

Dove porterà questo cambiamento è ancora da decifrare, di certo i rischi sono molti. Stravolgere le certezze del lettore abituale può rappresentare la classica arma a doppio taglio. Se da un lato infatti, è inevitabile rendere il personaggio più al passo con i tempi, dall’altro il rischio è quello di snaturare troppo alcuni di quei lati che hanno contribuito al successo di Dylan Dog. La sfida raccolta da Recchioni è sicuramente impegnativa ma, proprio per questo, estremamente eccitante. Riuscirà il nuovo curatore della serie a replicare anche solo in parte il successo di Dylan Dog negli anni passati? E i fan di vecchia data, accetteranno di buon grado i numerosi cambiamenti in corso o si sentiranno traditi?

Per rispondere a queste domande non possiamo far altro che aspettare. Aspettare ogni mese in edicola le storie di Dylan Dog, nella speranza che, dopo tanti anni, riesca ancora a regalarci tantissimi incubi da sogno.

 

[Credits foto: copertina Dylan Dog]