“Emiblues”, Emiliano Degl’Innocenti, si racconta: dalle Feste dell’Unità al Festival Blues, il rapporto fra musica e Pistoia, i progetti per il futuro.

Come hai iniziato a suonare?

Emiliano Degl’Innocenti: Sono sempre stato un amante dei dischi, fin da piccolo frugavo nella collezione dei miei genitori ed ascoltavo in particolare i vinili di musica classica. È stato verso i dodici anni che ho deciso di imparare a suonare la chitarra, dopo aver visto il film Blues Brothers e dopo l’ascolto dei pochi dischi di vecchio Blues che erano in casa, verso i quali si era spostata la mia attenzione. Fui indirizzato da una conoscenza di famiglia: Maurizio Ferretti, che si è rivelato un eccezionale maestro di chitarra e non solo, infatti anche dopo tanti anni, nel mio approccio alla musica -e ad altri aspetti della vita in generale- mi torna sempre in mente a farmi da guida.

Dove hai cominciato a Pistoia, quali sono stati i tuoi primi locali?

E. D.: Quando avevo circa 15 anni ho cominciato, spinto dal mio maestro e supportato dai genitori, ad esibirmi da solo (chitarra, armonica e voce) in feste de l’Unità, manifestazioni varie ed alle jam session di un locale che si trovava in Viale Adua e si chiamava Risidò, poi al Tito’s in centro.

Che differenze hai percepito suonando all’estero? L’esperienza più particolare che ti sia capitata? 

E.D.: Il pubblico è diverso in ogni paese e coinvolgerlo all’estero è, per qualche misteriosa ragione, sempre più facile ed immediato,in Germania ad esempio credo che ci sia molta più disposizione all’ascolto (anche se il musicista è sconosciuto) ed anche più voglia di divertirsi con la musica dal vivo. L’esperienza esemplare fu una quindicina di anni fa in un paesino di pescatori nell’estremo nord-est della Germania: arrivai in questo posto sperduto, grigissimo e deserto, il locale era ricavato da una rimessa di attrezzi per la pesca; con timidezza e temendo il vuoto, mi preparai per il concerto e dopo un’ora il locale era pieno di un pubblico caldissimo che apprezzò il mio spettacolo e mi chiese di continuare a suonare fino a notte fonda.

La cosa veramente “strana” non mi è capitata all’estero, ma in Italia, quando ci fu detto da un organizzatore di un festival: “ragazzi scusate ma stasera la Camorra ci ha imposto un altro gruppo”.

Emiliano degl'Innocenti

Come ti sembra l’attuale scena emergente pistoiese?

E.D.: Sono molto contento di vedere tanti gruppi carichi di idee ed entusiasmo, ultimamente nelle sere in cui sono stato chiamato a fare da giudice per il concorso del Santomato Live ne ho conosciuti diversi e di vari generi musicali, che mi hanno molto emozionato.

Cosa manca a Pistoia per valorizzare la musica e i nuovi artisti?

E.D.: Pistoia ha un festival che diventa sempre più grande (che negli anni mi ha regalato le emozioni più forti nel vedere dal vivo alcuni dei miei musicisti preferiti) e dei bei locali per la musica dal vivo, ma ho l’impressione che nella gestione della musica nel quotidiano si tenda ad affidarsi, senza un progetto, ad artisti già affermati o a piccoli eroi locali, piuttosto che a formare ed educare il pubblico.
Oggi sembra che si sia persa la voglia di ascoltare per il gusto di ascoltare e che si vada sempre più in cerca del “fenomeno”. Senza un disegno di ampio respiro per coinvolgere la città tramite la valorizzazione degli sconosciuti, locali e non, ho paura che piano piano il pubblico si stufi e solo gli affezionati a questo o a quell’artista continuino a partecipare ai concerti.

Progetti per il futuro?

E.D.: Nei giorni scorsi, grazie all’aiuto di Nick Becattini, del Pistoia Blues, del circolo Le Fornaci e soprattutto della maestra di danza Catherine Palmier, ho presentato il ballo Blues a Pistoia ed a Firenze, ho l’obiettivo di legare il mondo della musica Blues dal vivo e del ballo con nuovi eventi ai quali sto lavorando.