Sì. Come cittadino pistoiese sono felice ed orgoglioso che Pistoia abbia ottenuto questa nomina. Credo che sia stato un risultato vero, scaturito dal buon impianto e dalle buone idee contenute nel Programma inviato al Ministero.
Dal momento che le cose non nascono dal nulla, diamo atto a Samuele Bertinelli di aver sostenuto senza esitazioni questa opportunità e, a quanti hanno lavorato al programma, di aver scelto una linea culturale convincente, sobria e orientata alla sostanza, senza inutili lustrini o specchietti per le allodole.
Dal Programma, Pistoia appare una città in movimento, che sta curando se stessa anche nei particolari, si tratti di piazze o di servizi o di istituti culturali, che coltiva le proprie vocazioni storiche ma vuole guardare al futuro, che nel tempo si sta trasformando strutturalmente in modo macroscopico, utilizzando le opportunità offerte da scelte strategiche lontane che finalmente arrivano a compimento, come le aree ex Breda, e vicine, come l’area del vecchio ospedale del Ceppo, cui si conta di dare assetto urbanistico e funzionale in tempi certi.

Ezio Menchi

Ezio Menchi

Su questa linea il Programma ha interpretato l’opportunità offerta dalla possibile nomina a Capitale Italiana della Cultura, non come l’accensione di una batteria di fuochi d’artificio che per un anno avrebbero illuminato la città, ma come un fattore decisivo di impulso per lo sviluppo di un percorso che la comunità sta già facendo, lavorando su se stessa su più piani, per raggiungere a pieno titolo e in modo non effimero, in Italia e nel mondo, lo status di civile, moderna, aperta e dinamica città europea, carica di storia e lucidamente impegnata a costruire il domani.
Il 2017 passerà, e, se il buon Programma sarà gestito da buone teste, contribuirà a far crescere la città.
Ma è al 2018, al 2019 e agli anni seguenti che penso con curiosità, preoccupazione e speranza insieme. È allora che vedremo se il 2017 avrà lasciato segni permanenti nella fisiologia della città.

I temi aperti, anche limitandosi solo a quelli culturali e traguardando al futuro, sarebbero davvero molti.
Ne tocco solo uno, forse minore per qualcuno, che a me sta molto a cuore: il 2017, vissuto sotto gli occhi dell’Italia e del mondo, aiuterà, noi cittadini pistoiesi, ad amare di più, a vivere e condividere meglio, a curare di più la nostra città? Quando dico “noi” intendo partire da me stesso, ovviamente.
Non mi piace il modo con cui noi pistoiesi trattiamo la città che, come dice Claudio Rosati, è la nostra casa. A chi la guarda, anche con simpatia, da cittadino o da visitatore, Pistoia appare sciatta, trasandata, spesso sporca, mal trattata dai suoi stessi abitanti.
Per limitarsi solo al contesto ambientale, il primo Istituto Culturale da valorizzare per noi pistoiesi dovrebbe essere proprio la città fisica, le sue piazze, le strade, gli scampoli di verde, i marciapiede, gli angoli nascosti. Insomma quella che io chiamo la Piccola Bellezza che però fa la differenza nella percezione di un ambiente di vita collettiva e nella qualità stessa del vivere. La Grande Bellezza non ci manca, ma è nella piccola che siamo in fondo alla classifica. Il confronto con città vicine, penso a Lucca, ci mortifica.

Lo scorso autunno Comune e Publiambiente hanno distribuito 7000 posacenere "portatili"

Lo scorso autunno Comune e Publiambiente hanno distribuito 7000 posacenere “portatili”

Vorrei davvero che noi pistoiesi diventassimo promotori della Capitale della Cultura non gettando più cicche di sigaretta per terra (l’ho fatto per anni, quando fumavo, fino a quando mi sono reso conto della grave inciviltà del gesto), non lasciando più lattine, bottiglie di plastica, cartaccia, sui muretti e per le strade, non depositando più mobili e oggetti di scarto accanto ai cassonetti, non parcheggiando selvaggiamente le macchine, anche se il parcheggio è un po’ lontano.
Guardiamoci intorno: di questi e di altri segnali sgradevoli la città è purtroppo ricca. No, non sono particolari di contorno da considerare con noncuranza o fatalismo e magari da affidare, come generalmente e comodamente si fa, alla responsabilità del “Comune”. Qui, davvero, il “Comune” siamo noi cittadini: dietro ad ogni lattina abbandonata, dietro ad ogni rifiuto gettato per terra, c’è la mano di qualcuno. La speranza è che l’anno di Pistoia Capitale della Cultura funzioni come una ventata di consapevolezza e di formazione civile di noi cittadini, che ci porti ad attivare più spesso questa ordinaria sensibilità per i piccoli gesti che contribuiscono alla qualità del vivere insieme.
Che Pistoia, dal 2018, diventi davvero, e sempre di più, la Nostra Casa. Ed è anche così che daremo senso al 2017.

 

Ezio Menchi
già assessore alla Cultura del Comune di Pistoia

 

[Credits photo: Viaggiare uno stile di vita]