Dal concepimento alla nascita: una lungimirante intuizione si fa strada fra mille peripezie. Seconda parte della storia della Ferrovia Porrettana.

[la prima parte qui]

Nonostante la felice gestazione del progetto, il parto non sarà indolore. Passati i primi entusiasmi per la raccolta delle azioni della società aggiudicataria (la Società Anonima per la Strada Ferrata dell’Italia Centrale, messa in piedi dagli stessi fratelli Cini), i finanziamenti calano fin quasi ad esaurirsi, tanto che fra i governi dei paesi in gioco si discute di un possibile intervento pubblico. Alle crescenti difficoltà finanziarie si uniscono anche rallentamenti nei lavori, iniziati nell’estate del 1853: la Porrettana rischia di rimanere un sogno su carta.

Passano un paio di anni di stallo e appare ormai chiaro che la Società anonima non è più in grado di sostenere economicamente l’impresa: fa la sua comparsa sulla scena la grande finanza internazionale con il Duca di Galliera Raffaele De Ferrari, appoggiato niente di meno che dalla casa di banchieri Rothschild di Parigi.

Viadotto di Piteccio in una foto recente

La stabilità economica dà nuovo impulso ai lavori, affidati a partire dal 1856 all’ingegner Jaen Louis Protche, che rivisitando l’intero progetto sviluppa intuizioni di grande portata ingegneristica: lungo il tratto in collina da Porretta a Casalecchio la ferrovia verrà fatta correre non sulle colline argillose, e per questo franose e instabili, ma direttamente sul greto del fiume Reno, formato da ciottoli e per questo ben più saldo. Viene poi risolto il problema del valico appenninico con una galleria di 2727 metri tra San Mommè e Pracchia, ed è messa a punto un’opera tanto geniale quanto imponente per l’epoca: la prima galleria elicoidale (cioè a forma di “S”) della lunghezza di quasi due km, che servirà per superare il notevole dislivello tra Pistoia e Pracchia (circa 565 metri in poco più di 25 km). Più tardi lo stesso principio sarà ripresa per la ferrovia del Gottardo sulle Alpi svizzere.

Completano questo imponente lavoro un totale di 48 gallerie e 64 fra ponti e viadotti, il più lungo e maestoso dei quali è senza dubbio quello di Piteccio, costruito originariamente a tre arcate al modo degli antichi acquedotti romani: distrutto da un’incursione dell’aviazione americana il 28 aprile 1944, verrà riedificato alla fine della seconda guerra mondiale.

All’apertura del tratto da Vergato a Pracchia il 21 novembre 1863 partecipa anche Vittorio Emanuele II, quando ormai i cinque stati pre-unitari avevano lasciato in eredità al neonato Regno d’Italia l’infrastruttura simbolo dell’unificazione della penisola.
Il tratto che da Pracchia discende a Pistoia sarà l’ultimo a vedere la luce meno di un anno dopo, il 2 novembre 1864. Il tempo del percorso Bologna-Pistoia, che con la diligenza si copriva in 14 ore, si riduce così a 5 ore soltanto.

L'originario Viadotto di Piteccio

Sono trascorsi centocinquanta anni. Anni luminosi, come quelli di fine Ottocento e della Belle Époque, quando al trasporto di merci si va affiancando il trasporto locale e via via anche uno sviluppo del turismo della montagna (in particolare Porretta Terme, centro di cura e villeggiatura, o in misura ridotta Pracchia). Ma anche anni più bui, come quelli subito successivi all’inaugurazione, quando le locomotive risultano ancora inadeguate a far fronte all’elevato grado di pendenza della tratta, o quelli seguenti all’apertura nel 1913 della Direttissima Bologna-Firenze, che condanneranno la nostra Porrettana al solo traffico locale.

Il riordino della linea nel 1990 e i tagli al trasporto pubblico degli ultimi anni hanno ulteriormente fiaccato una linea che ha addirittura rischiato di scomparire nel 2014. Da qui la necessità di riscoprirla e valorizzarla: non come una ferrovia tra le tante, né come semplice “trenino” turistico, bensì come un autentico museo vivo e pulsante che possa restituirci intatto tutto il profumo della Storia.

 

Per approfondire:

Planimetria della Porrettana nel 1891
Gruppo federmodellistico pistoiese
Mostra virtuale Biblioteca Forteguerriana di Pistoia

 

[Credits foto: rfp.it]