Diciannove anni che compirà il 30 ottobre prossimo, e una grande passione ereditata dal padre: quella per la fotografia.

Osserva il mondo attraverso un obiettivo la giovanissima fotografa pistoiese Francesca Fabbri. Studentessa al liceo artistico Policarpo Petrocchi, dove frequenta l’indirizzo audiovisivo e multimediale.

Francesca Fabbri

Francesca Fabbri

Una passione che l’ha portata a cimentarsi con la macchina fotografica per dare voce alle sue emozioni, attraverso le immagini. Scatti che parlano per lei, molto più delle parole. Come capita per la maggior parte degli artisti. E di talento ne ha vendere, Francesca. Lo si percepisce dai suoi scatti. Intensi, profondi, intimi.

Il 4 settembre scorso durante Un Altro Parco in Città – manifestazione che trasforma per un giorno piazza della Sala in un grande giardino –, Francesca Fabbri ha esposto per la prima volta le sue opere in una mostra fotografica all’aperto, in piazza San Leone. “Aufhebung” è il titolo emblematico che ha scelto. E Lo Snodo ha intervistato Francesca per voi.

Francesca, com’è nata la tua passione per la fotografia e in cosa trovi ispirazione?

La mia passione per la fotografia non è nata in un momento specifico, ma durante il corso degli anni. Ho portato avanti la passione che era anche quella di mio padre, attraverso i racconti di mia madre.
L’ho fatta mia cercando di distaccarmi dalla fotografia professionale (classica figura di fotografo di moda o di matrimoni o comunque commerciale, da rivista) per dare spazio al mio percorso artistico. Traggo ispirazione da molti fotografi emergenti, italiani e non.

Quali sono i soggetti su cui ti concentri per le tue foto? E che messaggio vuoi mandare con i tuoi scatti?

Principalmente prediligo i ritratti. Sono la forma attraverso cui mi racconto. Tramite essi riesco più facilmente a rappresentare le mie emozioni. Più di quanto non riesca a fare con le parole.

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Il 4 settembre la tua mostra fotografica “Aufhebung” è stata esposta durante Un altro parco in città. Raccontaci com’è nata l’idea.

“Aufhebung” è la mia prima esperienza di mostra fotografica. L’idea dell’installazione è nata con l’aiuto di “F per Finto Colto”. Ovvero Walter Tripi, che si è interessato alla mia fotografia e mi ha aiutato a dare vita alla mostra.

Qual è il significato di “Aufhebung” e cosa vuole raccontare?

Il titolo scelto è una parola tedesca usata dal filosofo Hegel, con il duplice significato contraddittorio di “cancellare” e “conservare”. È una parola che associo al mio periodo adolescenziale, e attraverso cui ho voluto creare un percorso autobiografico.
In quegli scatti rappresento un momento intimo. La scelta di determinati colori e lo studio della scenografia sono frutto di emozioni che ho voluto trasmettere nei soggetti.

Per il futuro vorresti che la fotografia diventasse il tuo mestiere, oppure hai altri progetti?

Vorrei poter riuscire a coniugare la mia passione in un futuro lavoro, sperando di poter realizzare questo mio progetto.

Una delle fotografie della mostra "Aufhebung"

Una delle fotografie della mostra “Aufhebung”