A Larciano c’è un immobile confiscato da restituire alla collettività. I soldi per farlo, però, non bastano.

Sorge sulla punta di via del Popolino, a Larciano, l’antico casale diroccato a cui numerose associazioni del territorio hanno deciso di donare una nuova storia: più pulita, legale e, sicuramente, più utile.

L’immobile prende il nome di “Podere La Valle” ed è stato identificato circa cinque anni fa sul confine che separa Larciano da Monsummano, quando vi fu il sequestro seguito, nel 2011, dalla confisca definitiva.
Per l’esattezza ad essere confiscato è stata la metà di questo casale di due piani, circa 250 metri quadrati.

L’originario proprietario del bene di via del Popolino era Gianni Pauselli, commercialista pistoiese condannato in via definitiva dal tribunale di Pistoia per truffa e peculato.

Un caso, quello del proprietario, che non poteva da subito essere collocato nell’ambito dei reati legati alla legge “Rognoni-La Torre” (che regolamenta la “associazione per delinquere di tipo mafioso”).

IMG_1063

Pauselli, infatti, è stato condannato per bancarotta fraudolenta relativa al fallimento della SIM (Società iniziative di marketing), di cui era amministratore di fatto.

I locali dell’immobile, quindi, non sono stato utilizzati per attività illecite e l’ex proprietario non ha svolto attività in alcun modo legate alla criminalità mafiosa.

Tuttavia a distanza di un anno, con l’approvazione di una nuova normativa, si è convenuto che anche per questo caso si potesse utilizzare la disciplina che prevede la confisca e il riutilizzo del bene, per risarcire la collettività del danno causato, fra il 2003 e il 2006, dagli illeciti dell’ex proprietario.

È stato così possibile evitare che il bene “morisse” nelle mani dell’abbandono e che, al contrario, fosse destinato ad un impiego sicuramente più proficuo.

Da sette mesi tale ricchezza è quindi nelle mani dell’ANBC (Agenzia Nazionale Beni Confiscati) che inizialmente ha proposto al comune di Larciano di entrarne in possesso per far realizzarvi attività socialmente utili.

A questo proposito abbiamo incontrato il Sindaco del comune, Antonio Pappalardo.
“Il Comune – ci ha spiegato – provvederà a realizzare un progetto che possa coinvolgere tutte le associazioni, per evitare una sola destinazione e rimettere in attività l’immobile”.
Durante il nostro colloquio è emerso però che “sul bene confiscato la cifra necessaria per rimettere in sesto tutto il podere e il casale si aggira fra uno e due milioni di euro, escluse le spese di mantenimento che dovrebbero assumere le associazioni che prenderanno in utilizzo il lotto”.

“È una cifra eccessivamente alta – ha concluso il Sindaco – per le spese del Comune che, nonostante la volontà di attivarsi, si ritrova ora a dover retrocedere sull’immediato possesso del bene per occuparsi di questioni di urgenza più profonda in ambito urbano”.

IMG_1064

Questo rischia di bloccare lo stesso progetto di riutilizzo, già aggravato da una controversia fra banca e tribunale.
La banca che aveva acceso il mutuo per l’acquisto del bene, infatti, reclama quest’ultimo per recuperare il denaro prestato.
Per questo motivo la banca (Italfondiaria) ha fatto ricorso e dobbiamo sperare che i crediti vantati nei confronti dell’ex proprietario Pauselli non finiscano per impedire di poter realizzare tutti i progetti ora in cantiere.

Ci troviamo quindi di fronte a una grande opportunità per la Valdinievole, un bene sequestrato che potrebbe essere utilizzato come sede di associazioni o per fini sociali, ma che al momento è lasciato fermo a causa dei costi troppo alti del riutilizzo.

Quello di Larciano non è tuttavia, un caso isolato.
Attualmente la Valdinievole conta ben sedici immobili/beni confiscati alla criminalità e ogni anno il numero cresce sempre di più.

Un esempio andato a buon fine è quello della ex raffineria di eroina sul colle di Massa e Cozzile precedentemente “gestito” dal Clan Nuvoletta.
Dal 1996 il bene è stato assegnato al Comune e infine destinato a scopi sociali grazie alla sensibilità e all’interessamento da parte delle istituzioni locali.
All’applicazione della legge è seguita la gestione la gestione del bene da parte del “Gruppo Valdinievole” operante come comunità di recupero per soggetti dipendenti da sostanze d’abuso.

C’è da augurarsi che un simile epilogo sia possibile anche per il casale larcianese.
Noi, ovviamente, vi terremo informati.