Presentato alla 71° edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, arriva in sala il nuovo thriller di Saverio Costanzo.

Tratto dal romanzo “Il bambino indaco” di Marco Franzoso, Il film ha ricevuto due Coppe Volpi per le interpretazioni dei protagonisti Alba Rohrwacher e Adam Driver e una nomination al Leone D’oro come miglior film.

Hungry Hearts è al Cinema Roma di Pistoia fino a domenica 25 gennaio (per gli orari delle proiezioni: Globo Roma Verdi Pistoia).

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Jude e Mina sono due giovani che si innamorano a New York.

Quando Mina si accorge di essere incinta, si convince che il suo sarà un figlio speciale e decide di occuparsi di lui in maniera estrema.

Jude si renderà presto conto che le cure di Mina avranno delle gravi conseguenze sulla salute del loro bambino.

Si apre con una lunga inquadratura senza stacchi, la storia di Jude e Mina, “costretti” a conoscersi e ad entrare in contatto fra loro a causa della porta del bagno che non si apre, in un ristorante cinese.

In quest’unica scena è racchiuso quello che sarà lo stato della pellicola: una claustrofobia forzata ed asfissiante che, nonostante l’imbarazzante bisogno fisiologico di Jude, può contenere qualcosa di bello.

Claustrofobia, biologia e amore, sono i temi del nuovo thriller di Costanzo.

Lo spazio è continuamente distorto: tra potenti obiettivi grandangolari e zoom molto marcati, si perde quasi il senso della dimensione spaziale e si acquista uno stato d’animo disturbante e scomodo che rinchiude lo spettatore in se stesso. Non è scontato riecheggiare Roman Polanski in questa scelta registica, non come paragone vero e proprio, quanto chiara fonte di ispirazione.

Il cibo è un elemento predominante nel racconto: non è un caso che Jude e Mina si incontrino nel bagno di un ristorante cinese, quasi a simboleggiare quelli che saranno le divergenze future della coppia; Il figlio, del quale non sentiamo mai pronunciare il nome, subisce un’alimentazione scorretta che rallenterà la sua crescita; Mina, inoltre, non è praticamente mai mostrata mentre mangia, la vediamo solamente bere acqua (forse a suggerire una presunta anoressia o un odio verso il cibo?).

L’amore guida le decisioni dei personaggi: Mina vuole occuparsi personalmente di suo figlio a causa del suo amore morboso; Jude vuole ribellarsi alla decisione di sua moglie senza ferirla; Anne (la madre di Jude, interpretata da Roberta Maxwell) è pronta a ricorrere a qualunque metodo per salvare suo figlio e suo nipote.

Hungry Hearts contiene i suoi elementi principali anche nel titolo.

Il film di Costanzo, “gioca” su questi elementi, portandoli all’estremo e facendo assistere ad uno spettacolo di grande suspense.

Quasi ogni scena termina con una dissolvenza in nero, a rimarcare sempre di più ciò che sta accadendo e a creare un loop infinito dal quale sembra impossibile uscire.

Un inquietante thriller psicologico che fa riflettere sulle scelte dell’essere umano e che evidenzia la potenza distorcente del cinema.

 

[Credits foto: MyMovies; ComingSoon]