Intervista alla filosofa e scrittrice Michela Marzano

Michela Marzano, professoressa di filosofia all’Université Paris Descartes e scrittrice di romanzi e saggi – ultimo in ordine di tempo “Papà, Mamma e Gender”.
“Lo Snodo” l’ha intervistata per voi.

Professoressa Marzano, in che senso una città e un’amministrazione possono farsi promotori del dialogo tra generi? E quanto le politiche sociali possono contribuire a favorire questo dialogo?

Intanto organizzando eventi culturali come « Leggere la città » che permette proprio questo tipo di dialoghi, offrendo alla cittadinanza la possibilità di confrontarsi su temi talvolta spinosi come il rispetto delle differenze e la promozione dell’uguaglianza. Poi, per quanto riguarda le politiche sociali, si tratta senz’altro di un elemento essenziale.
Difficile « dialogare » quando si pena ad arrivare alla fine del mese, quando una donna deve scegliere se occuparsi dei figli oppure concentrarsi sulla propria carriera, quando non ci sono strutture tali che permettano di conciliare la vita privata con l’attività lavorativa.

Quanto e come il dialogo può influire sull’educazione al rispetto delle differenze di genere?

Credo che il rispetto inizi propri quando si è capaci di dialogare. Ossia quando si riesce non solo a esporre il proprio punto di vista, ma anche ad ascoltare il punto di vista altrui. Purtroppo, quando non è disposti ad ascoltare gli altri, ci si chiude e ci si irrigidisce. Come cerco di spiegare nel mio ultimo libro, « Papà, Mamma e Gender », è sempre a partire dall’incontro delle differenze che si struttura la nostra identità, anche quella di genere. Ed è solo dialogando che si riesce a creare e a diffondere la cultura del rispetto e dell’uguaglianza.

Ma su quale terreno e su quali valori può svilupparsi una città, una comunità, una società che abbia alla base inclusione e accettazione dell’altro?

mamapapa-e-generLa sfida di fronte alla quale ci si troviamo è quella di costruire pian piano una società che sia capace di offrire a tutti possibilità concrete per realizzarsi agendo sull’integrazione e l’inclusione dei disabili, di chi ha origini etniche diverse, di chi è omosessuale, di chi è emarginato, con quelle famose “affermative actions” che dovrebbero permette alle minoranze e ai più svantaggiati di accedere alle stesse opportunità che hanno la maggioranza e i più abbienti. Condizione necessaria, questa, anche per il conseguimento degli obiettivi di crescita, occupazione e coesione sociale.
Certo, la libertà d’azione non è mai assoluta. Promuovere la libertà individuale non significa permettere a chiunque di fare sempre qualunque cosa: la libertà è sottoposta a determinate regole, prima fra tutte il rispetto degli altri e della libertà altrui. Ma una volta chiarito questo, è poi necessario organizzare le condizioni adatte all’esercizio della libertà individuale, prima tra le quali l’uguaglianza. Se non si hanno gli stessi diritti – e se non si ha la possibilità materiale di farli valere – non si può essere liberi né di scegliere ciò che si vuole fare né di cercare di realizzare ciò che si desidera in accordo con le proprie differenze.

Che futuro vede rispetto all’accesso agli stessi diritti per tutte le persone?

Nonostante le grandi dichiarazioni di principio, l’Italia si trascina, tentenna, esita. Sono tantissime le persone che hanno avuto pazienza. E che di pazienza, però, oggi non ne hanno più. Perché non permettere agli omosessuali di sposarsi e di adottare? Perché deve essere sempre la magistratura, che si tratti della Corte Costituzionale o della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a richiamarci all’ordine ricordandoci che nel nostro Paese si continuano a discriminare le persone in base all’orientamento sessuale, al sesso, alla salute e via dicendo?
Perché, quando si parla di diritti, c’è sempre qualcos’altro da fare, qualcos’altro di cui occuparsi, qualcosa di più urgente? Ci sono persone che aspettano da una vita di essere riconosciute per quello che sono e che, forse, arriveranno alla fine della propria vita senza aver ottenuto rispetto e riconoscimento.