Non importa che il gatto sia bianco o nero: l’importante è che prenda il topo. Utilizziamo una famosa massima per commentare la recente entrata in vigore della riforma del sistema sanitario della Toscana.
Dal primo gennaio scorso infatti, tra mille polemiche, abbiamo una sanità riorganizzata della quale proveremo a tracciare, almeno a grandi linee, i nuovi contorni.

Ci preme tuttavia dire che, al di là dei sistemi organizzativi, l’importante non è se le Asl da 12 sono diventate 3 o se i direttori generali si chiamano ora sub commissari (cioè se il gatto ha cambiato colore del mantello) ma se i cittadini possono o no contare su cure adeguate (cioè se il gatto fa il suo mestiere o no).

L’assessore regionale al diritto alla salute, Stefania Saccardi, assicura che non ci sarà nessuna riduzione dei servizi, ma che i cittadini avranno gli stessi, anzi che saranno migliori. Diversa l’opinione delle opposizioni che, da destra e da sinistra, sparano sulla nuova architettura.
Sulla quale pende la possibilità che sia effettuato un referendum, così come richiesto da chi ha raccolto oltre 50.000 firme per questo.
Nell’attesa del pronunciamento se la riforma invalidi il referendum o se si potrà andare ad una consultazione richiesta sulla base della vecchia organizzazione sanitaria, vediamo quali sono le linee fondamentali di quella nuova.

L’aspetto più eclatante è la riduzione delle Asl che da 12 diventano 3. Si tratta dell’Azienda Usl Toscana Centro, che riunisce la Asl 3 di Pistoia, la 4 di Prato, la 10 di Firenze, la 11 di Empoli. Il direttore generale è Paolo Morello Marchese.
La seconda è l’Azienda Usl Toscana Nord Ovest, che riunisce la ex Asl 1 di Massa Carrara, la 2 di Lucca, la 5 di Pisa, la 6 di Livorno, la 12 di Viareggio. Il direttore generale è Maria Teresa De Lauretis.
La terza è l’Azienda Usl Toscana Sud Est, che riunisce le ex Asl 7 di Siena, 8 di Arezzo, 9 di Grosseto. Il direttore generale è Enrico Desideri.

Restano invariate le quattro aziende ospedaliero-universitarie: quella di Careggi, il Meyer, quella pisana e quella senese.
Per garantire l’integrazione delle attività tra aziende territoriali e universitarie nascono i Dipartimenti interaziendali, strumento organizzativo a supporto della programmazione coordinata.
Una delle novità è il rilievo che viene dato al territorio con il potenziamento delle zone distretto. La programmazione sanitaria sarà di competenza delle zone distretto, che entro 6 mesi saranno riviste per confini e numero (sono 32, probabilmente diventeranno 25).
Verranno istituiti i dipartimenti delle professioni sanitarie (infermieristico-ostetriche, sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, del servizio sociale), per la valorizzazione delle competenze delle varie figure professionali.
Non chiuderà nessun ospedale, ma la rete ospedaliera verrà riordinata, valorizzando le specificità di ciascuna realtà, con un coordinamento tra i vari presidi ospedalieri.