La rivista letteraria L’ Eco del Nulla, al debutto cartaceo, si racconta per Lo Snodo

“Velleità”, nel primo quarto del glorioso secolo ventunesimo, sembra essere il marchio e l’amara premonizione che grava su tutto ciò che viene considerato fare cultura. Nel paese che svaluta la figura dell’insegnante, a chi si iscrive alla facoltà di lettere si mandano i più sentiti auguri di pronto ravvedimento, poco importa se qualcuno un giorno dovesse chiedersi chi siamo e da dove veniamo.

In questo fosco panorama da empir à la fin de la dècadence -delineato, ad onor del vero con una punta di sarcasmo ed un velo di amarezza- fuori dal centro del mondo, la giovane rivista letteraria pratese – ma anche fiorentina, interregionale- “L’Eco del Nulla” può essere considerata per un gran numero di aspetti totalmente à rebours.
DSC_0431
Controcorrente per il fatto stesso di essere un giornale che fa della cultura – nelle sue sezioni di cinema, letteratura, filosofia e perfino storia– un argomento di interesse e discussione che prende vita al di fuori delle mura del mondo accademico e da sempre, quasi programmaticamente, parallelo a questo. Controcorrente per la redazione tutta under 30; controcorrente infine per la visione del mondo su cui si basa la sua ragion d’essere.
Ma andiamo per ordine.
Nel 2008 Caciagli, Giusti e Masetti, soci fondatori del progetto, come raccontano rispondendo alle mie domande, erano semplici studenti presso il noto liceo pratese “Cicognini” animati dalle prime proteste studentesche. Per ardore di lotta politica o ricerca di libertà intellettuale, i secessionisti in erba avevano già scelto come canale di trasmissione delle proprie idee in senso lato non il giornalino scolastico ufficiale ma una sorta di pamphlet collaterale e a pagamento, nonché sovvenzionato in parte da sponsor ben ponderati, per i quali basti l’emblematico esempio del rivenditore di merende dell’istituto.

Il successo tra gli altri studenti, palma della vittoria, aveva fatto sì che sin dall’anno successivo “Lapsus. Veni, Vidi, Scripsi”, questo il primo nome della rivista, prendesse il posto del giornalino scolastico ufficiale, con tanto di benedizione della preside.
Già nel prototipo liceale, l’archetipo dell’Eco del Nulla si divideva nelle macro-sezioni più rappresentative dei gusti e degli interessi degli allora giovanissimi redattori, amici ed insieme soci fondatori: cinema, musica, politica e cultura.
Ma con l’anno della maturità, quella che poteva esaurirsi come molte delle esperienze scolastiche che trovano linfa vitale solo nel terreno che le ha generate, ha dato origine ad un progetto di più ampio respiro che ha visto fondersi in un unico contenitore gli ambiti di ricerca ed approfondimento maturati da ciascun collaboratore.
Il sito “L’Eco del Nulla” nato dall’associazione culturale omonima fondata da Andrea Caciagli, fresco di tesserino da pubblicista e allora studente all’ Accademia del Cinema e della Televisione di Roma, ha visto la luce nel febbraio 2013.

DSC_0489
Fin dagli esordi contenitore fluido di approfondimenti nati tanto dalla curiosità intellettuale quanto dalla necessità personale di espressione dei redattori, come la discussione recentemente riaccesa sullo studio delle lettere classiche nei licei, con l’articolo “Apologia delle anticaglie ” di Emanuele Giusti, ad oggi laureato in Storia presso l’ateneo fiorentino, passando per la costante dei contenuti di argomento cinematografico, alimentati dalla passione del direttore Caciagli, fino agli approfondimenti letterari di Lorenzo Masetti; una gran quantità di parole e pensieri miranti ad un uno scopo individuato nella la possibilità insita in ogni articolo di suscitare una sete di conoscenza sempre maggiore nel lettore, incitato così ad una ricerca individuale in gara con il giornale stesso.

La redazione con il tempo è cresciuta con l’aumentare del successo del sito, fino a veder prendere corpo un progetto che fin dalla sua seconda nascita ha sognato di uscire dal magma della rete per farsi l’oggetto concreto e frusciante, quanto per alcuni superato e démodé, della rivista cartacea.
E la carta finalmente è giunta, grazie alla collaborazione con una casa editrice bolognese in cerca di novità, dopo sei mesi di gestazione e un bando per la selezione di nuovi collaboratori in tutta Italia, con il primo numero dal titolo emblematico ” Nuovi inizi” (due per la precisione, per entrambe le estremità del fascicolo).

DSC_0472

Collaborazione ma retribuita, in un campo ( per non dire in un mondo, il nostro) dove la democratizzazione della cultura finisce talvolta per coincidere con la svalutazione di chi investe le sue energie nell’alimentarla. L’idea di compenso alla base della rivista si oppone infatti, a detta di Caciagli, al falso slogan della cultura gratis come cultura libera: se il prodotto delle mani riceve in cambio del suo miglior compimento un compenso pari all’impegno ed al risultato, per il frutto dell’ingegno non è giusto pretendere niente di meno.
In altre parole, neppure i poeti vivono di alloro.
Queste le idee di un agguerrito direttor Caciagli che all’alba del secondo numero, già in stampa per gli abbonati, con un ottimismo poco comune tra i figli degli anni ’90, ammette di non escludere un giorno di poter vivere di cultura.