Le attività delle organizzazioni criminali spaziano dal traffico dei rifiuti alla contraffazione, dalla prostituzione al commercio di droga, che dagli anni Sessanta ha rappresentato l’attività principale; molte imprese sono tuttora attive e in mano alla criminalità organizzata.

La zona più delicata è quella della Valdinievole, Montecatini in primis.
La massiccia presenza di alberghi e l’economia del turismo offrono infatti un luogo perfetto per riciclare, pulire denaro ottenuto illegalmente: acquisire società o alberghi spesso equivale a trasferire i propri interessi dal Sud alla Toscana.

Particolarmente inquietanti sono le infiltrazioni criminali (mafiose e non) negli appalti.
Un esempio su tutti? Lo scorso dicembre una ditta genovese si è aggiudicata un appalto per la costruzione di piste ciclabili a Quarrata. Il problema è che nel frattempo i due titolari, Stefano e Daniele Raschellà, sono stati arrestati per corruzione: a Genova scambiavano appalti per lo smaltimento dei rifiuti con serate in locali lussuosi ed escort.
“Molti amministratori, anche toscani, sono convinti di far risparmiare i cittadini, – sostiene Scalia – ma gli appalti quando vengono truccati hanno conseguenze gravissime: la rovina degli imprenditori onesti, la pessima qualità del lavoro, i rischi per i lavoratori (nei cantieri non entra nessuno, neppure i sindacati), il controllo del territorio (le assunzioni non vengono certo fatte a Pistoia: se la ditta che si aggiudica l’appalto è di Casal di Principe, i lavoratori saranno di Casal di Principe)”.
Proprio a questo proposito, anche se in quel caso non si trattava di criminalità mafiosa, Alessandra Pastore ricorda “lo scandalo dell’inchiesta Untouchables, scoppiato nel 2012, che ha coinvolto dipendenti pubblici pistoiesi a proposito di gare d’appalto pilotate a favore di imprese amiche; fatti per cui sono ancora in corso i procedimenti giudiziari”.

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In una situazione così delicata, della quale però sentiamo parlare molto poco, viene da chiedersi quale sia e sia stato il ruolo di chi amministra il territorio.
Sia Libera che la Fondazione Caponnetto concordano sul ruolo positivo svolto dalle istituzioni, che non hanno sottovalutato queste problematiche.
A Pistoia la situazione è presa sul serio. – continua Alessandra Pastore – Il Comune di Pistoia ad esempio ha fatto della trasparenza, della rendicontazione delle spese e della prevenzione della corruzione una delle priorità dell’azione amministrativa: nel 2013 ha approvato, tra le prime in Italia, il “Regolamento dei lavori, forniture e servizi in economia” e la delibera di indirizzo sulle modalità di affidamento dei lavori che prevede obblighi di trasparenza persino più stringenti di quelli previsti dalla legge.
Dal 2014 inoltre esiste una “Giornata alla trasparenza”, quest’anno tenutasi lo scorso 3 febbraio”.

Se le istituzioni di Pistoia non sottovalutano la faccenda, è altrettanto vero però che i pistoiesi non sembrano averne una consapevolezza adeguata. Un po’ perché le organizzazioni mafiose che decidono di muoversi al centro-nord cercano di non dare nell’occhio, acquisendo l’aspetto rispettabile di professionisti incravattati. Un po’ perché, forse, parlare di infiltrazioni sul territorio risulta scomodo: un problema d’immagine, insomma. Di apparenza.
È esattamente ciò in cui le organizzazioni mafiose sperano: in una verità annacquata, passata sotto silenzio, non percepita. È nelle questioni d’immagine, di apparenza, che le mafie trovano il terreno ideale per radicarsi: parliamone, dunque.