La nuova rubrica “Storie” si apre con il racconto di una conversazione colta per caso, una trama invisibile di voci che vengono da lontano e viaggiano sul filo della memoria. Il tutto dai sedili di un treno ad alta percorrenza.

Sul treno i dialoghi degli sconosciuti sono flash che offrono istantanee di un multi-verso di voci e pensieri. Ogni categoria umana lascia i suoi rappresentanti almeno una volta sul vagone di un treno. Così capita di ritrovarsi d’un tratto ad osservare, inconsapevoli inerti curiosi, le vite degli altri.

Due persone sedute, una di fronte all’altra.

Lei scrive sul tovagliolo di un bar, lui sorride.

Non si conoscono, o l’hanno appena fatto. Scambi di cenni, non parlano la stessa lingua.
Quanti anni? Uno-nove.
Lei trenta.
Di dove? Costa d ‘Avorio, tu?
Lui Siria.
Dalla borsa del supermercato la donna tira fuori una bottiglia di succo d’arancia, si fa aiutare dal ragazzo a travasarne metà in una più piccola, ne cade un po’ a terra, gliene offre un sorso.
Parole elementari sospese in aria disegnano un racconto senza coniugazioni e articoli, vignette essenziali, ideogrammi di una comunicazione di sopravvivenza.
Sul foglio il contatto per un impiego.
Ottocento? Magari!
Mille denti brillanti le illuminano il viso mentre un senso pratico spiccato, visibile nei gesti, tiene a freno la fantasia che corre chissà dove.
Lavoro. Lavoro. Lavoro.
Tu no?- chiede lei- No lavoro, c’è tempo ancora.
Ride ma si guarda intorno e abbassa la voce.
Babbo in Siria era ricco, ha venduto i campi, 3000 euro per un viaggio.
Uno dei tanti, 17 anni, un barcone, la Sicilia. E poi due anni in Italia, musulmano in una parrocchia cattolica. Esibisce l’abbonamento, dono del parroco, passepartout di plastica per un mondo di aspettative.
E tu, musulmana? Io cristiana.
La parrocchia dà vitto, alloggio e 5 euro al mese. Per il resto lavori al nero, dove capita.
Conosci Skype? Lei accenna di si e continua a sorridere.
Al babbo basta sapere che va tutto bene.
Documenti? Ho l’abbonamento! Ride.
Trent’anni negli occhi ed una pacata apprensione nelle rughe del viso di lei. Gli continua a offrire del succo d’arancia. Le piacerebbe dover/poter pagare un affitto ma per adesso vive con la famiglia presso cui lavora.
Tre anni in Italia e ancora troppe difficoltà con la lingua. Lui se la cava molto meglio.
Con la lingua? Gli chiede.
L’italiano è difficile, i corsi costano. “Io-sono-tu-sei”, le basi della grammatica si imparano all’internet point con qualche clic, il resto lo insegna l’arte di arrangiarsi.
L’Olanda è dove vuole andare, appena avrà i documenti, appena le cose andranno meglio.
Il capotreno annuncia la fermata, lei si alza raccogliendo le buste della spesa.
E tu dove vai? Non lo so, ti accompagno a casa?
Lei scuote la testa con un sorriso, lui si stringe nelle spalle mentre si avviano a scendere entrambi sulla banchina.
In Olanda andrà meglio.

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