Molto più di una dubbia “festa della donna”, mi va di festeggiare la necessità di dirsi uguali, riconoscendo all’altro il suo perfetto diritto alla diversità.
Senza pietismi da manuale, melensaggini e mimose appassite.

Questa è la mia playlist per l’8 marzo. Inoltre, poiché alcune cose non vanno mai a male, segnalo Material Girls, il primo “quaderno” di Nazione Indiana, da me curato e uscito proprio per l’8 marzo di sei anni fa.
L’indice e il pdf sono visibili a QUESTO link.

Lou Reed, Kill your sons (Sally Can’t Dance, 1974) In questa canzone il più grande di tutti per davvero ripercorre l’esperienza terribile dell’elettroshock a cui fu sottoposto ragazzino dai suoi genitori, che intendevano così curare la sua bisessualità.

Joni Mitchell, The Magdalene Laundries (Turbulent Indigo, 1994) La meravigliosa Joni per tutte queste donne dimenticate a lavare peccati mai commessi dall’ottusità dei cattolici irlandesi. Dedicata agli antiabortisti, ai celebratori dell’angelo del focolare, a chi dileggia una donna perché più sveglia di un uomo, ai poveri di spirito.

Tori Amos, Me and a Gun (Little Earthquakes, 1992) Mi stupri e io non resto zitta. Scrivo una canzone su questo scempio e sulla mia resistente bellezza. Grazie Tori.

Faust’o, Il mio sesso (Suicidio, 1978) Ah, gli uomini!!

Arcade Fire, We exist (Reflektor, 2014)
Cambiare ciò che siamo per il bigottismo o la paura di un altro è difficile, perché da dove, mai, cominciare?

Caterina Bueno, Le streghe di Bargazza (Canti di Maremma e d’anarchia, 1997) Dal folklore e dai trattati di demonologia esce fuori la strega quale donna. In realtà tra le circa 80000 persone che furono uccise per l’accusa di stregoneria in Europa, vi era una buona percentuale di uomini. Ma lo stereotipo ha ovviamente un suo perché, che deve sempre farci riflettere sul male che possiamo infliggere a un altro, portatore di diversità – diversità che appartiene a tutti, così come tutti possono finire su un rogo. Il canto popolare tuttavia ce ne rende solo l’aspetto liberatorio e fantastico, volando via da ogni pregiudizio.

Björk, Isobel (Post, 1995) In una foresta nero-pece, in un cuore pieno di polvere, io vivo della mia magia.

Leonard Cohen, Joan of Arc (Songs of Love and Hate, 1970) Giovanna D’Arco, usata e abusata da correnti politiche di vario stampo, qui invece restituita al suo segreto, alla solitudine di chi viene condannata al fuoco, mentre già nel suo intimo ha scelto la fiamma di un coraggio, senza spiegazione, senza comprensione – perché questa e solo questa è la sua natura.

Love, Live and Let Live (Forever Changes, 1969) L’abitare in un luogo e condividerlo con altri, tutto è transitorio. Perfino le paure, perfino le violenze, perfino l’ipocrisia con cui della violenza si chiede ammenda. Non rendere la mia anima una cella.

Eels, Beautiful Freak (Beautiful Freak, 1996) Come tutti. E naturalmente:

Gloria Gaynor, I will survive (Love tracks, 1978)

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** Il titolo della playlist è un romanzo di Jeanette Winterson pubblicato nel 2013.