Quanti di voi pensano che le mafie siano presenti anche a Pistoia? Saperlo è il primo passo per combattere le infiltrazioni della criminalità organizzata.

Facciamo un esperimento: quanti di voi hanno sentito parlare di mafie? Tutti, sicuramente. Quasi ogni giorno ci giungono notizie di attività illegali, traffici, delitti dietro i quali si cela la criminalità organizzata. Si tratta di realtà così radicate nella storia italiana che è impossibile non conoscerne almeno un po’ le vicende, le situazioni, i fatti di cronaca.

Altra domanda: quanti di voi pensano che le mafie siano presenti anche a Pistoia? Altrettanto sicuramente, molti di meno: è convinzione di molti che la mafia sia al Sud, in Campania, in Sicilia, in Calabria, certo non al nord, certo non in un posto tranquillo come Pistoia.
E, purtroppo, se anche voi la pensate così vi sbagliate. La mafia, a Pistoia, c’è eccome.

Partiamo dai dati dell’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati: in Toscana abbiamo ben 67 beni confiscati, di cui 16 solo a Pistoia. Probabilmente di più, visto che i dati sono aggiornati al gennaio di due anni fa. La situazione, sebbene non sembri critica come in altre regioni del centro-nord, è comunque seria.
La Camorra è l’organizzazione più presente sul territorio, ma si hanno riscontri del passaggio di tutte le mafie più importanti: dalla ndrangheta alla Banda della Magliana, da Cosa Nostra alle mafie straniere. Una presenza pesante ma silenziosa, troppo spesso sottovalutata o addirittura ignorata dai pistoiesi stessi.

Per saperne di più, ne abbiamo parlato con due persone che alle mafie e all’illegalità si oppongono da molti anni: Alessandra Pastore, coordinatrice di Libera per Pistoia, e Renato Scalia, ex ispettore capo di polizia, attualmente impegnato nel lavoro della Fondazione Caponnetto.
“La presenza delle organizzazioni mafiose in Toscana e nella provincia di Pistoia –  spiega Pastore – non è cosa recente: affonda le proprie radici negli anni Sessanta, quando nella nostra regione vennero inviati 228 mafiosi in soggiorno obbligato, di cui 13 a Pistoia. La decisione fu guidata probabilmente dall’idea che allontanarli dalla propria terra di origine potesse indebolire le organizzazioni; in realtà non fu così, anzi le aiutò a ramificarsi e a insediarsi nel resto d’Italia”.
Già tra gli anni Ottanta e Novanta, Pistoia cominciò a giocare un ruolo importante. Fu in questi anni che i camorristi Cipriano Chianese e Gaetano Cerci diedero avvio al traffico dei rifiuti.

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L’ecomafia è nata in Toscana –  dice Scalia – Pistoia fu cruciale, perché proprio da qui partì la prima grossa indagine che si sarebbe conclusa nel 2000 con l’Operazione Artemide e la scoperta dell’implicazione del clan La Torre, satellite dei Casalesi, che proprio nella nostra provincia avevano organizzato incontri per decidere come eliminare i rifiuti e riciclarne i proventi”.

Facciamo un passo avanti: arriviamo ai giorni nostri. A Pistoia sono ancora presenti infiltrazioni mafiose: col tempo si sono radicate ed estese sempre di più. Le organizzazioni presenti, come dicevamo, sono varie e numerose.
La ndrangheta, ad esempio, ha col tempo assunto un ruolo rilevante. Solo del 2013 è una vasta operazione, coordinata dalle procure distrettuali antimafia di Firenze e Reggio Calabria, che ha portato al sequestro di beni per quasi 44 milioni di euro: nell’attività di una holding company composta da cinque società (di cui due immobiliari di Montecatini) era implicata la ndrina dei Molè di Gioia Tauro.

“Le mafie le abbiamo tutte. –  prosegue Alessandra Pastore –  Compresa la Banda della Magliana, che controllava la società costruttrice dell’Hotel Paradiso confiscato nel 1996 a Montecatini Alto. Compresa Cosa Nostra e le mafie straniere, soprattutto quella albanese, molto attiva nel traffico della droga, con collegamenti a livello nazionale e transnazionale.
La presenza più incisiva è quella della Camorra: basti pensare che nel 2013 sono stati confiscati beni per 14 milioni di euro tra Prato, Firenze, Agliana, Uzzano e Monsummano ai fratelli Terracciano, protagonisti di traffici a base di scommesse clandestine, estorsione, usura, sfruttamento della prostituzione. Ma le attività della Camorra non si limitano a questo. Dopo aver smaltito al Sud per vent’anni i rifiuti tossici prodotti al Nord, ora la camorra napoletana sta portando i rifiuti campani altrove, in primis in Toscana: è stato il Procuratore nazionale antimafia a lanciare l’allarme, nel novembre 2013″.

[la seconda parte del nostro approfondimento sarà online lunedì prossimo]