Intervista a Michele Galardini, direttore artistico di Presente italiano. Il festival pistoiese, giunto quest’anno alla seconda edizione, che sonda il panorama della produzione cinematografica italiana a 360 gradi.

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Michele Galardini

Nove giorni di eventi sparsi per tutta la città, 35 film, 23 ospiti, proiezioni e incontri, una mostra – in prima italiana – intitolata “Lo disegnavano Jeeg Robot”.
Presente Italiano, che si è concluso lo scorso 16 ottobre, è stato promosso dall’associazione PromoCinema, con il sostegno del Comune di Pistoia, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia, Conad del Tirreno, dell’associazione Teatrale Pistoiese e la collaborazione di Quelli della Compagnia di Fondazione Sistema Toscana.

Michele, si è appena conclusa la seconda edizione di Presente Italiano.
Un festival che per Pistoia rappresenta rinnovamento e attenzione alla produzione cinematografica italiana. Una novità assoluta l’esordio dello scorso anno, ma che, con questa seconda edizione, si trasforma in appuntamento fisso per gli appassionati di cinema, e non solo. Quanto mancava in città un festival del genere, e che valore acquisisce?

Pistoia ha una lunga tradizione cinematografica ed è terreno fertile per i festival, dal Blues a Dialoghi sull’Uomo, Arca Puccini fino, appunto, al festival Mauro Bolognini. Non so dire quanto mancasse un appuntamento come Presente Italiano, anzi, forse è proprio per rispondere a questa domanda che ho iniziato, nel 2013, a buttar giù le prime idee.
Il valore, innegabile, delle opere proposte, è un qualcosa che sta cominciando a dialogare in modo serrato con la città, con i suoi spazi e con un pubblico che ha voglia di sorprendersi e di partecipare non solo alla pura esperienza di visione del film ma soprattutto al processo di costruzione di un immaginario.

Quanto lavoro c’è dietro le quinte di un festival giovane e innovativo come Presente Italiano? Una manifestazione che, tra l’altro, ha coinvolto soggetti, associazioni e luoghi pistoiesi, dimostrando grande radicamento nel territorio. Un valore aggiunto?

Per come la viviamo noi il lavoro non si interrompe mai, nel senso che l’unica deadline necessaria è l’inizio della nuova edizione. Cerchiamo di avere chiaro dove vogliamo arrivare e cosa vogliamo cambiare, il resto è un mix fra incontri inaspettati e una battaglia affinché il programma finale assomigli il più possibile alla forma che abbiamo in mente.
Per questo è fondamentale il radicamento in un territorio ricco, come quello di Pistoia, perché da una parte rappresenta il nostro primo pubblico e, dall’altra, una fucina vivacissima di proposte (dalle location ai contenuti degli eventi).

“Abbiamo capito di aver costruito qualcosa di bello e importante in questi due anni – si legge sulla pagina Facebook di Presente Italiano – Chi ci ha seguito lo sa: il nostro non è solo un festival, ma un’occasione per disegnare un nuovo strato nella memoria del paese”. Che significato ha, dunque, per voi Presente Italiano e qual è l’obiettivo a cui puntate?

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La premiazione di Gianclaudio Cappai, vincitore del premio Miglior opera prima con “Senza lasciare traccia”

Presente Italiano è un festival che ambisce a diventare un tavolo di lavoro e confronto sull’Italia e sull’immagine: fino ad oggi ci siamo concentrati esclusivamente sul cinema ma sicuramente in futuro allargheremo lo spettro, già ampio, agli altri media, in particolare al web. Mostrare opere che, nel contesto attuale, sono difficili da incontrare o reperire è già un primo obiettivo, ma la vera sfida è far sì che quelle esperienze di visione stimolino l’immaginazione e la coscienza critica del pubblico, in particolare gli studenti, i nativi digitali, coloro che più di tutti hanno bisogno di una grammatica delle immagini.

Una seconda edizione che ha presentato due novità: la sezione dedicata alla commedia italiana degli anni ’70 e la sezione Futuro italiano, dedicata allo studio dell’immagine. Altra novità, la mostra, in prima italiana, “Lo disegnavano Jeeg Robot”, dedicata al film di Gabriele Mainetti. Presente Italiano è un festival in espansione, già proiettato al 2017, anno in cui Pistoia sarà Capitale italiana della cultura.
Qualche idea che ci puoi anticipare per la terza edizione?

Per scaramanzia non parlo delle idee del prossimo anno!
Però è innegabile che la terza edizione rappresenti l’esame di maturità per un festival e il momento in cui è possibile e necessario sperimentare, aprirsi a nuove possibilità, investire sul futuro. Il cinema, d’altronde, come tutti i media, richiede strumenti aggiornati di fruizione e approfondimento, perciò anche se resterà preminente l’esperienza della sala cinematografica, ci confronteremo con altre modalità di visione.
Qualche seme lo abbiamo già piantato, come i corti in sala al Cinetandem, la serata di cinema sperimentale al Funaro, gli eventi organizzati assieme a Spichisi e gli incontri di Futuro Italiano, in particolare quello con Simone Arcagni.

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“Lo disegnavano Jeeg Robot”: la prima della mostra alla libreria indipendente “Lo Spazio” di via dell’Ospizio a Pistoia

Trentacinque film; ventitré grandi ospiti, tra registi e attori; fiction; documentari; cortometraggi; commedia italiana e, in chiusura di festival, un omaggio a Nanni Moretti, con la proiezione di “Io sono un autarchico”. Qual è il bilancio di Presente Italiano?

Nonostante fosse di un giorno più lungo rispetto alla prima edizione, siamo arrivati in fondo meno stanchi e più soddisfatti, quindi il bilancio è assolutamente positivo.
Sono molte le cose che hanno funzionato, al di là dei numeri, che seguono variabili imprevedibili (due giorni di pioggia battente nel fine settimana scoraggiano molti a uscire di casa): la giuria popolare, con un’intensa discussione finale, le serate speciali organizzate assieme a soggetti del territorio, ma anche lo scambio di idee costante con gli ospiti durante i “fuori onda”. Più che un festival stiamo costruendo una casa in cui tutti entrano per scoprire qualcosa di nuovo e mettere in dubbio quello che già conoscevano.

 

[Credit photo: Simone Margelli; Presente Italiano]