Di fronte all’emergenza profughi, per gestire la situazione al meglio e dare una risposta di sistema, alcune cooperative pistoiesi si sono unite in un’associazione temporanea d’impresa.

[Leggi anche gli altri articoli del nostro approfondimento sulla gestione dei profughi immigrati a Pistoia: Profughi a Pistoia, ecco come funziona l’accoglienza e Profughi a Le Piastre, due mesi fra accoglienza e polemiche]

Le cooperative Pantagruel e Gli altri ed il consorzio Co&So di cui fanno parte le cooperative Arkè e Incontro, si occupano della prima accoglienza.

“Mettere insieme tante realtà diverse non è stato semplice – ci racconta Tiberio Favagrossa, coordinatore operativo del progetto di prima accoglienza – perché ognuno è abituato al proprio stile operativo, al proprio modo di lavorare. Tuttavia l’esperienza si sta rivelando positiva perché ha permesso la maturazione ed una crescita culturale di tutte le realtà coinvolte, sebbene doversi rimodellare per lavorare insieme non sia affatto una cosa semplice”.

La via dell’unione, benché difficile, è la più funzionale; tutte le cooperative condividono l’idea che la questione dell’immigrazione debba essere gestita da quei soggetti che da sempre lavorano nel sociale a Pistoia e non dagli albergatori (ad ognuno il suo mestiere) e di fronte ad un problema grave e del tutto nuovo come questo (si parla di centinaia di profughi con numeri in continua crescita) l’unico modo per poter dare una risposta reale è ridurre al minimo la frammentazione dei servizi e costruire un percorso comune.

La via intrapresa si sta dimostrando giusta e le cooperative riescono, seppur con qualche difficoltà, a far fronte ai problemi che sorgono nei centri di accoglienza. Finora il problema più difficile è stato la gestione del tempo, perché come ci racconta ancora il coordinatore operativo, spesso gli ospiti trascorrerebbero le giornate senza fare niente.

10461383_716072358473359_681194647091596839_n
Le cooperative invece sono riuscite a coinvolgerli nella gestione dei centri, ad esempio con dei turni prestabiliti gli ospiti aiutano gli operatori nelle pulizie e nella preparazione dei pasti. Poi frequentano dei corsi d’italiano e si cimentano in una serie di lavoretti per riqualificare il paese dove sono.
Per esempio a Le Piastre, insieme alla Proloco, hanno ripulito il paese ed in primavera ripristineranno alcuni passaggi per andare ad una vecchia fontana e ripuliranno il sentiero delle ghiacciaie del Reno. Piccole cose, che però fanno una gran bene al paese ed ai profughi. Nessuno è obbligato ed infatti qualcuno dei profughi non ha accettato, ma in linea di massima la risposta è stata positiva.

Un altro problema sono le tensioni che possono nascere per questioni etniche, soprattutto per il cibo, per esempio non è stato affatto semplice trovare un menù che potesse andare bene a tutti.
Il momento però più difficile risulta sicuramente è quello del riconoscimento dello status di rifugiati politici. Tutti i profughi sono in una situazione di attesa: hanno fatto la richiesta d’asilo politico ed aspettano che la commissione territoriale li convochi, valuti il loro caso e dia loro una risposta. E solo per la prima convocazione trascorrono minimo 8 mesi, perché le commissioni territoriali sono poche, per esempio per la Toscana è una sola a Firenze, mentre i richiedenti sono molti ed in continua crescita.

Infatti nonostante l’inverno, gli sbarchi non sono cessati, ma sono solo diminuiti. Le prefetture chiedono continuamente di aumentare i posti disponibili e questo significa che il flusso continuerà.

[Leggi anche gli altri articoli del nostro approfondimento sulla gestione dei profughi immigrati a Pistoia: Profughi a Pistoia, ecco come funziona l’accoglienza e Profughi a Le Piastre, due mesi fra accoglienza e polemiche]

[Credits foto: Gruppo Incontro]