Dove si racconta di un’ordinaria rapina notturna a mano armata in una via del centro. Autori due pistoiesi ben noti alle forze dell’ordine. Vittime due teenagers, anch’esse pistoiesi.
E di come un fatto di cronaca nera ci faccia rimbalzare tra modernità e Medioevo sbattendoci in faccia uno scandalo tutto italiano.

Dove a farci la figura peggiore non sono i due aggressori, ma lo Stato. E con lui il povero Alfano. Che forse farebbe meglio a farsi dire cosa accade all’ombra del suo ministero.

Caro Ministro dell’Interno,
ti scrivo per raccontarti una disavventura che mi è capitata proprio questa notte. Il mio compleanno è iniziato in maniera un po’ movimentata. Alle 1.30 ho ricevuto una telefonata. Una ragazza diciottenne, che potrebbe essere mia figlia, e che per comodità chiameremo T. C., era stata aggredita mentre percorreva un vicolo un po’ buio della città. Stretta al collo e coltello alla gola, l’obiettivo era la sua borsa, fortunatamente ceduta senza opporre resistenza e quindi senza conseguenze. Un po’ peggio è andata alla sua amica, che per comodità chiameremo S. B., strattonata e gettata a terra fino al rilascio della sua di borse.

Gli aggressori sono stati due conviventi un po’ “stupefatti”, F. ed M., due enfants de pays (astenersi Salvini, non erano né zingari, né extracomunitari) stranoti alle forze dell’ordine. Lui è stato bloccato e costretto a restituire il maltolto da un gruppo di giovani che si trovava a pochi metri da dove è successo il fattaccio, lei arrestata poco dopo nonostante al momento di fosse data alla fuga.
Dopo il primo comprensibile spavento è iniziata una lunga trafila che si è conclusa all’alba. Dapprima ci siamo recati al locale Pronto soccorso. Sembrava di essere in Svizzera. All’interno di un ospedale nuovo di pacca, un triage impeccabile con l’immediata assegnazione del codice verde, e alle pareti numerosi display che segnalavano l’ora di arrivo, il numero, chi veniva esaminato, chi si doveva presentare in quale stanza e così via. Poi, una volta ottenuto il referto, via di corsa alla Questura dove alcuni tuoi valenti sottoposti ci aspettavano per i verbali.

Il luogo dell'aggressione di sabato notte

Il luogo dell’aggressione di sabato notte

 

E qui, caro Ministro dell’Interno, la Svizzera si è trasformata (mi perdoni l’Africa) nel Burundi. Accolti nell’ingresso di una struttura che definire fatiscente è usare un eufemismo, abbiamo visto cose che quasi nessun umano ha mai potuto vedere. A partire da una cella di sicurezza inutilizzabile come segnalava un bel cartello posto sulla porta con tanto di timbro.
Per proseguire con il suo surrogato, uno stanzone unico in cui per rinchiuderci ad esempio i protagonisti di una rissa, occorre o ammanettarli ai termosifoni o stendere un cordone umano di sicurezza, recluso anch’esso. Non parliamo poi della stanza in cui si è svolto il riconoscimento e delle sue curiose modalità. In assenza di un locale adatto alla bisogna i due stupefatti sono stati portati nell’ingresso. Noi congiunti delle vittime fatti accomodare in piedi sulle scale interne e dietro una porta per evitare che potessimo vederli e che loro vedessero noi. Le giovani vittime invitate a rimanere nella stanza del verbale, che si affaccia sull’ingresso, ma a luce spenta, cosicché gli aggressori (forse) non le vedessero mentre effettuavano il riconoscimento.

Ma quel che c’è di bello è che mentre sostavamo sulle scale, la porta si è aperta e prima è passata davanti a noi parenti la donna che ha aggredito S.B. , poi due giovani che non avevamo mai visto, ma che poi abbiamo scoperto essere i coinquilini degli autoctoni e stupefatti aggressori. Insomma un bel can can in cui la privacy non si sapeva neppure cosa fosse, la sicurezza era un optional, l’igiene invece era assolutamente latitante, come dimostra il bagno senza chiave di cui si sono serviti prima M., previa uscita dalla pseudo cella di sicurezza, poi a turno tutti noi parenti che così abbiamo potuto vedere M. ed F. trattenuti lì accanto, bene in faccia.
Insomma caro Angelino (mi permetta di chiamarla così) un bel caos calmo, avvenuto nella reciproca compostezza e nella lunga notte di una tranquilla cittadina, ancora inconsapevole dell’aggressione patita da due delle sue giovani leve.

Gentile Ministro, tutto è bene quel che finisce bene, ma ho deciso di scriverle perché temo che l’unico a non averci fatto una bella figura sia proprio lei. E me ne dispiace molto. I suoi sottoposti sono stati infatti molto efficienti e comprensivi. E anche gentili. Si sono scusati con noi quando si sono visti costretti a metterci alla porta (interna) una prima volta. E si sono mostrati ancor più mortificati quando per ben due volte, causa mancanza di spazio e riservatezza, si sono visti costretti a metterci all’uscio, cioè fuori, in strada, prima di procedere con ulteriori confronti e poi farci rientrare al calduccio. E le scuse non sono mancate neppure ai testimoni, costretti ad attendere a lungo all’impiedi per mancanza di sedie.
I poliziotti, nonostante tutto, hanno fatto il massimo possibile nella situazione e negli spazi dati. Lei invece ci sta dando una Questura che, mi passi il termine, fa davvero schifo. Nel Burundi ne hanno di migliori e di più ampie, moderne ed accoglienti.

Però lei è anche fortunato, signor Ministro. Potrebbe fare bella figura con poco. Infatti a poche centinaia di metri da questo vecchio ed inadeguato palazzone, c’è una bella Questura nuova di zecca e con tutti i crismi ed i sacramenti. Ha un solo difetto: al momento non è utilizzata. Lei paga, anzi noi paghiamo per due edifici, uno vecchio in affito e uno nuovo inutilizzato: una bella spending review. E noi siamo anche sfortunati, perchè dobbiamo sorbirci un piccolo pezzo di Burundi, quando potremmo fare un salto deciso a livello della Svizzera.
Lei però potrebbe fare in modo di organizzare un rapido trasferimento della Polizia di Stato dal fatiscente edificio di Via Macallè a quello moderno ed accogliente di via Pertini. Perché ciò non sia stato possibile da due anni a questa parte provi a chiederlo ai suoi funzionari, locali e non, che potranno raccontarle una storia di pi, Prefetti, Prepotenze e Privilegi che neppure il miglior Camilleri è ancora riuscito a raccontare.

Si legga Il birraio di Preston e vedrà che le cose che avvenivano decenni fa nell’involuta Sicilia, avvengono anch’oggi nell’evoluta Toscana. E lo Stato purtroppo continua ad offrire di sé solo un’immagine proterva, prevaricatrice e stolida al tempo stesso.
E lo Stato, quello con la S maiuscola, che lei rappresenta, non ci faceva allora e non ci fa oggi una bella figura.
Suvvia, Angelino ci faccia sognare e ponga rapidamente fine a questo ennesimo scandalo italiano che non dà lustro al suo ministero e a chi lo guida. La aspettiamo per l’inaugurazione della nuova Questura di Pistoia. Pensiamo sarebbe carino tagliare il nastro il 21 marzo (ma del 2015, mi raccomando), con il solstizio di Primavera.
Sì, perché questo povero Paese ha proprio bisogno di una nuova Primavera.
Che facciamo? La aspettiamo o dobbiamo inaugurarcela da sola, la futura nuova Questura di Pistoia pronta da mesi e mesi ma bloccata prima da mancanza di fondi, poi dalle prepotenze di un rappresentante del Governo, adesso dalle lungaggini dell’Avvocatura dello Stato?

Già, lo Stato. Ad averne.
Non per sfiducia, caro Ministro, ma l’ultima parola spetta al menestrello di Duluth e alla sua splendida, giustappunto, Farewell Angelina.
Basta volgerla al maschile e diventa, Addio Angelino.
Una delle sue strofe più belle recita più o meno così:

Non c’è bisogno di arrabbiarsi
Non c’è bisogno di incolpare
Non c’è niente da provare
Tutto è sempre uguale
Come una tavola vuota
sul bordo del mare
Addio Angelin(o)
il cielo sta vibrando
e io devo lasciarti.

Addio dunque, Angelino. Temo che nonostante il mio pressante ed accorato invito, non la vedrò a Pistoia il prossimo 21 marzo. Ma sarà un vero peccato. Qui, come dappertutto, c’è tanto tanto bisogno di meno Burundi e di più Stato.

 

 

[Credits foto: Huffington Post]