In vista della chiamata alle urne, per il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, pubblichiamo la nostra prima intervista doppia sulle ragioni del Sì e del No alla riforma del Governo Renzi.

Da una parte i “Giovani Pistoiesi dicono SÌ”, coordinati da Bruno Leka, e dall’altra “Studenti Pistoiesi per il NO”, guidati invece da Lorenzo Vannucci.

Perché siete favorevoli o contrari alla riforma e qual è l’aspetto che considerate migliore o peggiore?

Studenti per il No: Non è possibile definire quale, tra i tanti cambiamenti che la riforma Boschi apporterebbe al nostro sistema legislativo, sia quello peggiore. Questo perché la Riforma Costituzionale che andiamo a votare non riguarda un aspetto singolo ed unitario. Si parla di soppressione delle Province come di superamento del Bicameralismo Paritario. Sono cose che non ci incastrano niente l’una con l’altra. Quindi è proprio la struttura della riforma Boschi che non va: perché fare un grande calderone ricostituente e gettarvi dentro a casaccio questa e quella materia? Diceva Luigi Einaudi che “Il segreto per cui una riforma Costituzionale abbia successo è che il testo riformato deve riguardare un unico argomento”. L’opposto di quello che sta avvenendo ai nostri giorni. Già il punto di partenza quindi, la base su cui il sistema della Renzi-Boschi poggia, è profondamente errato.

Giovani per il Sì: “Dopo 35 anni di tentativi falliti risulta necessaria per il nostro paese una modifica dell’assetto istituzionale in special modo per quanto riguarda il bicameralismo paritario, unico in tutto il mondo, presente solo nel nostro paese, che non ha consentito in molti frangenti un rapido e trasparente procedimento legislativo. Come già fatto presente dai costituenti nel 1948, l’idea del bicameralismo paritario nacque di fatto per non permettere a nessuna delle due forze maggioritarie di allora (DC e PCI) di governare l’una sull’altra ma di fatto produrre un sistema che non permettesse a nessuna forza di governare in solitaria”.

Analizzando, nel merito, ogni singolo titolo del quesito referendario, qual è la ragione del vostro Sì o del vostro No su questi punti specifici?

  • Superamento del bicameralismo perfetto: trasformazione del Senato in una camera di soli 100 senatori, scelti fra i consiglieri regionali, i sindaci e 5 personalità indicate dal Capo dello Stato, con compiti diversi rispetto alla Camera dei Deputati.

Studenti per il No: La domanda che ci dobbiamo porre, per iniziare il discorso, è: veramente si supera il bicameralismo perfetto con questa riforma? Assolutamente no.
Vediamo di spiegare in breve cosa succede: il nuovo Senato avrà la potestà di richiedere l’esame di tutte le leggi. Tutte, senza eccezioni. Cambia il fatto che, mentre con il sistema che abbiamo adesso il parere di Palazzo Madama è sempre vincolante, con il nuovo Senato il vincolo del parere vale solamente in determinate materie. Ma il Senato, lo ribadisco, può comunque esprimersi su ogni provvedimento passato dalla camera. Il nuovo procedimento legislativo principale sarà così fatto: la Camera dei Deputati partorisce una legge. Da qui il Senato della Repubblica ha dieci giorni di tempo per chiedere di poter analizzare il quesito. Nel momento in cui il quesito arriva a Palazzo Madama lo stesso Senato avrà 30 giorni per discutere ed emendare la proposta di legge. Se la proposta è accolta diventa legge, altrimenti occorre un altro passaggio alla Camera dei Deputati. La Camera a quel punto dovrà pronunciarsi sulle modifiche proposte dal Senato. E non dimentichiamo questo: con la nuova Riforma i procedimenti legislativi salirebbero da tre a dodici, a seconda della materia che disciplinano. Ma se una legge riguarda più materie che vengono trattate con iter parlamentari diversi? Chi decide quale iter intraprendere? In base a quale criterio? E poi togliamoci dalla testa che sia colpa del bicameralismo se alcune leggi restano intrappolate in parlamento. Se dietro una proposta non c’è una precisa volontà politica le proposte stesse non vedranno mai la luce del sole.

Giovani per il Sì: Ci siamo stufati del famoso ping-pong tra Camera e Senato che allunga i tempi necessari per il completamento dell’iter legislativo. Ma non solo: la differenziazione tra Camera dei Deputati e Senato è fondamentale nel momento in cui la seconda diventa una camera rappresentativa delle autonomie locali avvicinando così notevolmente il Parlamento ai territori attraverso i consiglieri ed i sindaci eletti come tali e successivamente divenuti senatori. In ultima battuta, ma non per importanza, riteniamo fondamentale che un governo debba avere la fiducia solo dalla Camera dei Deputati, permettendo così al governo stesso di essere più stabile.

  • Contenimento dei costi delle istituzioni, attraverso la riduzione del numero dei senatori e l’abolizione del CNEL.

Studenti per il No: La Ragioneria dello Stato stima che i risparmi prodotti da questa Riforma siano 49 milioni l’anno. Un niente. Un niente considerato che è stata bocciata dal Governo, una settimana fa, una proposta di legge che avrebbe fatto risparmiare 80 milioni annui ai contribuenti. Poi è buffo che questo Governo (perché la Riforma Boschi è promossa dal Governo) parli di risparmi: abbiamo speso più di un miliardo per acquistare 12 F35 (scassati). Abbiamo speso 1 miliardo per acquistare elicotteri di attacco e carri armati (proposta approvata due settimane fa in Commissione Difesa, alla Camera). Due miliardi spesi in due anni in armi da guerra e hanno il coraggio di parlare di risparmi? Hanno speso 300 milioni in più, in aprile, per non accorpare il Referendum sulle trivelle con le amministrative di quest’anno. In Italia vivono di politica più di un milione di persone. Che valore hanno questi tagli millantati se non imbonire gli elettori? Due miliardi per armi da guerra e poi ci vengono a dire che vogliono tagliare i costi. Roba da matti.

Conferenza stampa di presentazione degli "Studenti pistoiesi per il No"

Gli “Studenti pistoiesi per il No”

Giovani per il Sì: È pur vero che non possiamo basare il nostro voto sui costi, ma è altrettanto vero che non possiamo non considerare i 490 milioni di euro risparmiati grazie a questa riforma. I senatori che passeranno da 315 a 100, non riceveranno alcuna indennità oltre a quella presa in quanto Consigliere Regionale o Sindaco. Non esisteranno più i senatori a vita, ma quelli nominati dal Capo dello Stato avranno durata di 7 anni. Inoltre l’abolizione del CNEL, ente mai utilizzato perché spesso si utilizzavano luoghi diversi, permette di risparmiare svariati milioni di euro. Parte di quei 490 milioni di risparmio sono dovuti anche al superamento delle Province che non potevano essere abolite dalla legge Delrio perché scritte in Costituzione.

  • Revisione del Titolo V in merito al rapporto fra Stato e Regioni, prevalentemente riattribuendo allo Stato (superamento delle competenze concorrenti e introduzione della clausola di supremazia) compiti che l’attuale Costituzione era orientata ad attribuire alle Regioni (dopo la riforma in senso federalista del 2001).

Studenti per il No: Qui c’è un altro balletto divertente che viene fatto dai sostenitori del SÌ. Da una parte ci dicono, per giustificare la scelta di nominare senatori i consiglieri regionali, che le Regioni hanno bisogno di rappresentanza. Dall’altra ci viene detto che le Regioni hanno fallito e quindi bisogna togliere loro delle competenze. Ma se le regioni hanno fallito avranno anche fallito i consiglieri regionali, o no? E li mandiamo in Senato? Perché? Con quale merito? Apparte questo: il Governo, con la Riforma Boschi, si garantisce
1) la parola definitiva su progetti “utili per il paese e di interesse nazionale” come il possibile ponte sullo Stretto. (e chi lo decide se sono di interesse nazionale? Se, tenendo l’esempio del ponte, le regioni non sono d’accordo ma il Governo sì? Le regioni vengono calpestate. )
2) la competenza in materie troppo particolari perché possano essere gestite da Roma: alcuni settori infatti richiedono una dettagliata conoscenza dei territori locali che lo Stato centrale non può avere. Tutto questo per il vantaggio di pochi? No grazie.

Giovani per il Sì: La riforma del 2001 creò molta confusione avendo posto in essere una competenza legislativa concorrente tra Stato e Regione facendo nascere molti ricorsi alla Corte Costituzionale dal punto di vista di chi potesse prima legiferare su di chi sia tale competenza. Questa confusione normativa viene risolta attraverso questa riforma attribuendo molte più materie allo Stato di dettare più sui principi generali (es. Turismo, Sanità…) e lascia comunque alla Regione altre competenze che le riguardano. La clausola di supremazia permette allo Stato d’intervenire in caso di controversie, qualora si trattasse di competenze per salvaguardare l’unità e gli interessi nazionali.

Conferenza stampa di presentazione dei "Giovani pistoiesi dicono Sì"

I “Giovani pistoiesi dicono Sì”

  • Anche se non è direttamente oggetto di referendum, è la ragione di molti posizionamenti per il Sì o per il No: la legge elettorale. Un giudizio sull’Italicum e su come funzionerebbe in caso di vittoria del Sì e con il “nuovo” Senato.

Studenti per il No: L’Italicum è una porcata. Una porcata più grande del Porcellum. Ma come si fa a dare a chi arriva primo una maggioranza del 54%? Come è concepibile? Con il combinato disposto (l’unione della Riforma Boschi e dell’Italicum) avremmo la Camera dei deputati composta dal 70% di nominati ed il Senato nominato per intero. Non solo: il Presidente del Consiglio, con una maggioranza di quel tipo, sarebbe vicinissimo ad avere il 60% di voti a favore in Parlamento. E questa è la soglia per eleggere le cariche di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale eccetera). ‘Sì ma il 54% non è il 60%’ mi diranno. Ma sapete che in questa legislatura ha cambiato casacca un terzo dei parlamentari? Quanto ci metterebbe la maggioranza ad arrivare a quella cifra? Ci rendiamo conto di cosa vorrebbe dire? Sarebbe un vero e proprio Premierato Assoluto (alla faccia di chi dice che non si aumentano i poteri nelle mani del Presidente del Consiglio)

Giovani per il Sì: L’Italicum, salvo modifiche, non riguarda e non riguarderà il nuovo Senato, visto che è una legge elettorale che andrà a eleggere solo i deputati. I senatori saranno eletti con metodo proporzionale all’interno di ogni regione valutando il giusto equilibrio di rappresentanza. Poi, l’Italicum, qualora una lista non arrivi al 40% dei consensi al primo turno, introduce il ballottaggio dando così ai cittadini la possibilità di incidere sulla formazione del nuovo governo. Per la prima volta il popolo è veramente sovrano nella scelta di indirizzo politico per il proprio paese.

Cosa ci aspetta dopo il referendum? Ai sostenitori del Sì chiediamo qual è lo scenario che si presenterebbe in caso di vittoria del No e ai sostenitori del No, viceversa, cosa ci aspetterebbe dopo una vittoria dei Sì.

Studenti per il No: Tanto caos in primis. Come faranno i consiglieri regionali o i sindaci a svolgere il ruolo per cui sono stati eletti e quello per cui sono stati nominati? I procedimenti legislativi: chi stabilisce, in caso di conflitti, quali utilizzare? Si getta la moneta? Un altro aspetto: nella riforma si legge che, per calendarizzare i lavori, si rimanda alle decisioni dei presidenti delle due Camere. E se sono espressione di due maggioranze diverse? Perché la maggioranza del Senato varierà con le varie elezioni regionali. In quel caso che succede?
Ci sono troppi misteri. Troppi se e troppi ma. Per cambiare, se si vuole cambiare, cominciamo ad applicare la costituzione vigente. Quella sarebbe la strada giusta.

Giovani per il Sì: Non abbiamo la palla di vetro. Certamente dopo uno sforzo quasi durato due anni, dopo 35 anni di incapacità della classe politica di riformare la Carta Costituzionale, crediamo che la vittoria del No porti al ritorno a un vecchio sistema, creando anche una strana situazione per quanto riguarda le Province che comporteranno un aumento dei costi. Oltre a un problema di distribuzione dei poteri nei vari livelli di governo. Inoltre valutiamo una situazione politica totalmente incerta: un Parlamento che anche in futuro non potrebbe esprimere una maggioranza parlamentare tale da sostenere un governo per 5 anni. In un mondo in cui le sfide cambiano continuamente è impensabile andare avanti con il sistema istituzionale attuale. Con questa riforma potranno essere affrontati in modo più rapido i problemi del lavoro, delle pensioni, quelli ambientali con la certezza di arrivare all’approvazione di una legge con un tempo non superiore a 3 mesi, a differenza dei tempi attuali che comprendono anche più di 500 giorni di iter legislativo.

 

[Credits photo: ReportPistoia]