Nuovi dati Eurostat: aumentano povertà e disuguaglianze, a rischio soprattutto i giovani

È di pochi giorni fa il Rapporto dell’Unione Europea sul raggiungimento dei target della strategia EU2020.
Gli obiettivi fissati nel 2012 riguardavano cinque grandi macroaree: Occupazione, Ricerca&Sviluppo e Innovazione, Cambiamento climatico ed energia, Educazione, Povertà ed Esclusione Sociale. È in particolare su quest’ultimo punto che l’Unione Europea avverte la difficoltà di tradurre i programmi in risultati tangibili per gli abitanti del continente, studiato e analizzato in questo caso nell’aggregazione a 28 paesi.
L’obiettivo fissato originariamente era ambizioso ma non irraggiungibile: ridurre di 20 milioni gli individui a rischio di povertà ed esclusione sociale, partendo da una base consistente e preoccupante, raggiunta anche a causa della crisi economica: a fronte dei 116,6 milioni del 2008, nel 2013 si è arrivati addirittura a 122,6 milioni, circa il 24,5% della popolazione europea.

Questo quadro è accompagnato da un dato molto eloquente sulla distribuzione del reddito nell’Unione Europea. Al 2013, il 20% più benestante della popolazione possiede il 38,4% della ricchezza, mentre il 20% più povero ne detiene solamente il 7,9%. Il restante 60% di classe media (che chiamiamo così solo per calcolo statistico, giacché Eurostat stessa dichiara a rischio di povertà il 24,5% della popolazione europea), possiede dunque il 53,5% della ricchezza europea. La mancanza di politiche redistributive del reddito che incidano sulle fasce di reddito più alte in Europa ha prodotto dunque una disuguaglianza tangibile che influisce fortemente sul rischio di povertà ed esclusione sociale, aggravata dalla riduzione della ricchezza europea dovuta alla crisi economica verificatasi a partire dal 2008 e ancora oggi perdurante.

Altre informazioni fornite da Eurostat destano la maggiore preoccupazione.
In particolare, la fascia tra i 18 e 24 anni è quella per la quale si registra il maggior aumento del rischio.
Stiamo parlando di una fascia d’età in cui si è ancora alle prese con la propria formazione, terminando il percorso di scuola secondaria o iniziando e svolgendo un corso di studi universitario; si è al primo contatto con il mondo del lavoro; nella peggiore delle ipotesi, si è disoccupati o inattivi. Questa fascia d’età, in cui è riposto il futuro di ogni paese dell’Unione, appare oggi come quella in maggiore difficoltà, a fronte anche di una situazione non rosea per i loro fratelli minori, gli under18.
In questo affresco, appare chiaro che il tentativo di uscire dalla protezione familiare risulta impossibile o penalizzante.

Le altre categorie più esposte, secondo l’analisi Eurostat, sono i genitori single con figli a carico, gli individui con tasso d’istruzione inferiore alla scuola secondaria e gli immigrati.
L’Unione Europea a questo punto deve seriamene domandarsi se i suoi programmi e i programmi degli stati membri per la protezione sociale siano sufficienti a far fronte a questa crisi di benessere e a questo generalizzato impoverimento della sua popolazione.
La crisi ha messo a nudo la debolezza delle politiche della Commissione e l’insufficienza degli investimenti nazionali.
D’altra parte, Eurostat, nella sua interpretazione, ricorda anche l’aumento della disoccupazione fra le cause della situazione attuale. Ciò non fa altro che confermare la necessità di politiche comuni per l’uscita dalla crisi che non si limitino al forzoso uso degli strumenti di governance bancaria che Mario Draghi, con i suoi limitati poteri, ha potuto mettere in campo.
L’Unione Europea è sulla soglia di una crisi di disuguaglianza che credevamo lontana nel tempo e nella memoria, che già adesso sta dando adito alla crescita dei movimenti populisti in tutto il continente. Ogni giorno, l’azione di Bruxelles è attaccata da sempre più numerosi detrattori e depotenziata dagli stessi stati membri. Un’unica strada occorre per invertire la rotta: un vero piano di rilancio dell’economia europea che abbia la riduzione delle disuguaglianze come obiettivo finale e la legittimazione democratica come perno fondamentale. Ora più che mai, occorre il pilastro dell’Unione politica europea.