San Jacopo, il mantello rosso e l’anatra muta

Il 25 luglio la città di Pistoia festeggia il suo santo patrono Jacopo. Una figura che, tra culto religioso e tradizione popolare, porta con sé ancora oggi divertenti aneddoti e curiosità. La più nota, certamente ai pistoiesi, è quella legata alla vestizione della statua in marmo del santo, posta sul lato destro del tetto della cattedrale di San Zeno, in piazza del Duomo. Un rito che risale addirittura alla metà del 1300.

La figura del santo patrono di Pistoia, a ridosso del 25 luglio, viene rivestita con un pesante mantello di lana rossa. Fatto curioso, viste le alte temperature di luglio. Ma da dove arriva questo rito?

La tradizione popolare narra che il giovane Jacopo – prima della conversione – fosse un sensale (un mercante di animali) piuttosto scaltro, che rinviava tutti i pagamenti alla stagione estiva. “Pagherò ‘a tanto haldo” prometteva, ma quando poi arrivavano le alte temperature, fingeva di avere ancora freddo, lamentandosi del brutto tempo. Il risultato? Non pagava mai. Tanto che il pistoiese Gherardo Nerucci gli dedicò l’irriverente novella intitolata, appunto, Pagar ‘a tanto haldo.

Non solo il mantello, però, perché nella classica iconografia del santo, Jacopo è raffigurato come il tipico pellegrino con alcuni tratti distintivi come il bastone, la zucca, il largo cappello, la bisaccia e la conchiglia, precisamente una capesanta, che è il simbolo del pellegrinaggio a Santiago de Compostella. Città spagnola, quest’ultima, legata a Pistoia proprio attraverso la figura del santo.

Ma il 25 luglio, oltre ai festeggiamenti iacopei – che comprendono anche la manifestazione della Giostra dell’Orso – a Pistoia c’è un’altra tradizione da osservare. Stavolta, però, a tavola, a suon di prelibatezze. Di cosa si tratta? Dei maccheroni sull’anatra, anatra rigorosamente muta!

Foto credits: la fotografia è tratta dal sito della Diocesi di Pistoia