Sono ormai 22 anni che vivo a Pistoia. Da piccolo mio padre mi portava al Villone Puccini a imparare a pedalare, le maestre al museo Civico a conoscere la storia di Pistoia.

L’adolescenza mi ha permesso di perlustrare pomeriggi e sere le strade del centro storico, la curiosità mi ha portato nei luoghi più nascosti. Ho bene impresse nella memoria le immagini della città, come i rombi e le strisce bianche e verdi delle chiese, il campanile visibile anche in lontananza che sbuca dietro i tetti o gli alberi, la forma del battistero, le logge del comune, il leoncino sopra il pozzo, lo stile liberty.

Girando in bicicletta per il centro fotografando i muri colorati e le crepe labirintiche, un giorno mi sono accorto di una categoria di oggetti artistici che passa abbastanza inosservata: si tratta della curiosa serie di teste scolpite in pietra affisse in vari luoghi della città.

Mi trovavo in Piazza dello Spirito Santo e sopra di me si sporgeva una di queste teste, scura, robusta. La scoperta mi riempì di stupore, quella scultura era lì da chissà quanto tempo e non ci avevo mai fatto caso. Subito ho divulgato la notizia e in tanti sono corsi a vedere la testa. Giorni dopo ne ho scoperta un’altra simile all’angolo di Via De’ Rossi e una sulla facciata della chiesa di Sant’Andrea.

testa san andrea (1)

Ho cominciato allora ad informarmi. Falegnami, baristi, commercianti raccontavano ognuno una storia diversa. Dopo varie ricerche ho scoperto che le tre teste rappresentano la stessa persona e hanno la stessa storia di quella che si trova affissa sul palazzo del comune in Piazza del Duomo.

La tradizione voleva che le teste fossero il ritratto di Filippo Tedici, traditore di Pistoia, che dette le chiavi della città a Castruccio Castracani, a cavallo tra il ‘200 e il ‘300. Filippo fu catturato e decapitato e la sua testa riprodotta in varie sculture da porre nei punti più trafficati della città come avviso ai traditori.

Le teste però risalgono ai primi decenni del ‘200: i conti dunque non tornano.

Ho passato notti terribili, tormentato da questo mistero, da incubi in cui le teste mozze mi parlavano, rivelandomi la loro identità segreta.

Dovevo scoprire la verità.

Così ripresi le ricerche e poi, finalmente, un mattino di settembre la scoprii.

Le teste, con lineamenti africani (labbra carnose e naso camuso), corrisponderebbero alle sembianze di Musetto Re di Maiorca, vinto e ucciso dal nobile Grandonio de’ Ghisilieri il quale guidò i Pistoiesi  al fianco dei Pisani nell’impresa delle Baleari contro i Mori nel 1114. Di Grandonio esiste anche un ritratto affrescato nella sala “Ghibellina” del palazzo comunale.

Si suppone che le teste fossero in origine affisse su edifici importanti, in prossimità delle porte che si aprivano entro la prima cerchia di mura, in un momento di massima fioritura del potere comunale. Quelle teste mozze dimostravano concretamente la volontà di commemorare l’evento della vittoria sui Mori, diffamando il nemico con l’orgoglio e la coscienza di appartenere alla medesima comunità.

testa rossi

Ma non è finita qui.

Se desiderate approfondire l’argomento, nelle biblioteche Forteguerriana e San Giorgio potete trovare un piccolo opuscolo di Lucia Gai intitolato Aspetti della civiltà figurativa comunale a Pistoia, nel quale l’autrice afferma: “Le teste, sia nel loro significato storico, che nella loro qualità artistica, non sono state ancora studiate, ma lo meriterebbero, perché aprono problemi non indifferenti da entrambi i punti di vista, storico e artistico”.

Soddisfatto della ricerca, ho ripreso a pedalare per la città, tenendo la testa alta a individuare le sorprese che i muri, le porte, i tetti e le strade contengono.