Pistoia fu fondata nel II secolo a.C. con il nome di Pistorum e fu un oppidum romano. Il nome viene fatto risalire a coloro che impastavano il pane (pistores) per rifornire le truppe.

Ma questa è un’altra storia.

Oggi vi raccontiamo le vicende di un monumento che spesso passa alquanto inosservato agli stessi pistoiesi. Il suo “non uso” ne ha fatto perdere la memoria e smarrire la funzione. Pochi lo frequentano, ma tanti pensano che potrebbe essere un luogo eccellente. È uno dei luoghi storici più isolati all’interno della terza cerchia delle mura urbane, in una zona rialzata della città, all’ombra dei tigli; stiamo parlando del Pantheon degli Uomini illustri che si trova sul Parterre.

Ambientiamoci un attimo.
Erano i magnifici anni ’90 del Settecento, Pistoia era un paese tranquillo e il prato di S. Francesco, con il suo fondo erbato e una parziale alberatura, fu considerato il sito più delizioso della città, luogo di incontro e passeggio.
Nel 1796 le truppe francesi si accamparono in quel prato e rinominarono la zona Foro Bonaparte.
I primi anni dell’Ottocento videro la Toscana cadere definitivamente in mano francese ed il Foro Bonaparte si trasformò in Piazza Napoleone.
Fu proprio allora che Francesco Tolomei, appassionato amante e conoscitore della città, propose di riprogettare la piazza, con l’intenzione di darle un taglio più celebrativo e moderno, riparando e sistemando il terreno, e di aiutare la popolazione fornendo possibilità di lavoro ai cittadini più bisognosi.
La mattina del 4 marzo 1811 alle 8 in punto cominciarono i lavori, diretti dall’ingegnere Antonio Gamberai.
Ma il primo a parlare di Pantheon fu l’architetto Cosimo Rossi Melocchi, il quale propose il suo progetto con una particolare attenzione per quella parte alta della zona di S. Francesco, l’attuale Parterre.

pantheon1

L’idea era quella di un monumento alla memoria e alla gloria dei “grandi”, un luogo di celebrazione e di esaltazione delle civiche virtù.

Il progetto originale del Pantheon fu trasformato dopo la morte del Rossi Melocchi, divenne la sede di un importante Caffè e oggi dopo decenni lo troviamo chiuso, inagibile e con qualche scritta a bomboletta sulle sue colonne di pietra.
È qui che entra in gioco la Filarmonica “Pietro Borgognoni”, che dagli inizi degli anni Trenta del Novecento ha sede sul Parterre e si prende cura della struttura.

La Banda, in accordo con il Comune di Pistoia, ha deciso di promuovere una campagna per rendere più fruibile alla città l’intero Parterre con l’abbattimento delle attuali barriere architettoniche (la rampa con nove gradini rappresenta sicuramente un ostacolo fisico per i disabili), il restauro dei dipinti dell’emiciclo del Pantheon e con la riapertura al pubblico dello spazio.

Quanti di voi sono curiosi di vedere cosa si nasconde al suo interno?
Come sostengono i soci della Banda, un luogo della cultura vive, a prescindere dal suo valore storico artistico, solo se ha o riattiva un tessuto vivo di relazioni.

 

 

Fonti:
Claudio Rosati – Il Parterre di Piazza San Francesco, una comunità di eredità
Federico Ceccanti – La progettazione e la costruzione del Pantheon di Piazza S. Francesco